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Mps a picco in Borsa bruciato un terzo del valore Moody’s: rating a rischio

L’impasse del sistema bancario italiano fa paura agli investitori. E brucia pezzi di Mps e Carige, che in quattro sedute hanno perso un terzo della capitalizzazione. Le due banche entro il 10 novembre dovranno dire alla Bce come colmeranno entro nove mesi i 3 miliardi di deficit patrimoniale emersi dai test di vigilanza. Ma soprattutto a Siena non è ancora chiara una road map e la volatilità è altissima, tra varie dichiarazioni a effetto distensivo che non vanno a segno. Inoltre il clima sulle emissioni dell’Europa periferica sembra cambiato: da giorni c’è un riprezzamento in giù sia delle banche sia dei governativi: anche Spagna e Portogallo hanno allargato gli spread, specie su scadenze brevi. In Italia, dove il differenziale è salito da 162 a 164 punti, si aggiunge il problema delle banche dopo i test Bce, e l’attesa di un rimedio per il deficit da 2,11 miliardi dei senesi, arduo da colmare senza l’aiuto di rivali. A ratificare la sventura, in serata è giunto il monito dell’agenzia Moody’s, che ha posto sotto osservazione sia Carige sia Mps per possibili declassamenti del merito di credito. Per entrambe, l’agenzia Usa vaglierà «la probabilità che i piani di ricapitalizzazione siano approvati dalla Bce», e «la probabilità che abbiano successo nell’eseguire i loro piani e dunque risanare i deficit nel tempo previsto».

Il Monte ha perso il 7% a 0,67 euro, e capitalizza 3,7 miliardi. Siamo al 37% in meno di lunedì, e alla metà rispetto ai 7,5 miliardi di luglio, quando si chiuse l’aumento da 5 miliardi. Banca Carige è stata la peggiore di Piazza Affari, ma solo per il recupero di Mps che a metà seduta cedeva il 17%. Le azioni genovesi hanno perso il 10,67%, ormai “valgono” 0,06 euro. Gli scambi sul titolo, più volte sospeso, sono all’1,9% del capitale, su Mps è girato quasi l’8%. Gli operatori dicono sell off, vendite generalizzate di chiunque. Tutti delusi dai risultati, e timorosi che il dossier crei problemi ad altri istituti. Difatti da giorni soffrono anche Unicredit (-0,27% ieri), Intesa Sanpaolo (+0,09%), Bpm (-1,52%), Banco Popolare (-2,25%). «Finché il Tesoro non dà un segnale o Mps non disegna un percorso per colmare il decifit – dice un trader – l’azione resta sulle montagne russe». Il Tesoro è al centro delle trame, perché ha un miliardo di prestito Monti bond residuo, che se convertito dimezzerebbe le richieste (rendendò però Via XX settembre socio al 30%).
«Siamo fiduciosi ci saranno soluzioni di mercato per colmare il fabbisogno di Mps», ha detto il ministro Pier Carlo Padoan. Sul mercato non regna la stessa fiducia, mentre i manager senesi studiano ogni opzione possibile per uscirne. Le strade sono due: fusione o emissione sul mercato. E il nodo del Monti bond va sciolto: posticiparne il rimborso al 2017 pare solo l’ennesima pezza, anche perché la cedola del 10% salirebbe. Meglio sarebbe cedere il convertibile a fondi o banche e farne i nuovi soci forti. Ma il tempo corre e non è ancora convocato il cda Mps che giovedì dovrebbe trovare i rimedi.
In questo clima oggi pomeriggio arriva a sentenza a Siena il processo a Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri, che rischiano fino a sette anni per ostacolo alla vigilanza. Fuori dal tribunale sono attesi presidi di Lega Nord e Cinquestelle.
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