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Mps a caccia di 2 miliardi tra cessioni e nuovi soci Carige vara l’aumento

Test a due facce per le 15 banche italiane. C’è chi nei corridoi si frega le mani e chi, come a Siena e a Genova, mugugna e torna a cercare soldi od «opzioni strategiche». Che in parole povere significa fusioni o incorporazioni in gruppi messi meglio. Anche se, come ha detto il vice dg di Bankitalia Fabio Panetta, «i risparmiatori possono stare tranquilli», resta che ad alcuni è andata bene, o meglio delle attese, ad altri peggio o male proprio. La Borsa che riapre stamani dovrebbe prendere atto, malgrado la volatilità della vigilia. Le pagelle sono di tre tipi: chi passa senza problemi, chi con riserva e chi invece deve trovare nuovo patrimonio entro sei mesi. Considerate anche le recenti azioni di rafforzamento – che la Bce non ha esaminato ma lo farà dal 4 novembre quando parte la vigilanza europea – tra i promossi ci sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Mediobanca, Credem, Banco popolare, Bper, Bpm, Iccrea (holding delle Bcc). C’è poi chi passa stiracchiato: le popolari di Vicenza, Creval, Sondrio, Veneto Banca, con indice Cet1 (misura la percentuale di patrimonio da tenere in cassa per fronteggiare i rischi su crediti e altri attivi) attorno al 6%, troppo vicino al 5,5% minimo consentito. Quindi resteranno sotto osservazione Bce che già a novembre potrebbe fare ispezioni mirate per un semestre di controlli patrimoniali. Ma il focus è sulle bocciature di Mps e Carige, sonanti per dimensioni, qualità e incertezza che gettano sul futuro autonomo. Partiamo dall’alto. Le due big superano di slancio l’esercizio confermandosi nella Champions League bancaria. «Posso dire con orgoglio che gli eccellenti risultati confermano la grande forza di Intesa Sanpaolo – ha detto l’ad Carlo Messina – e rafforzano ulteriormente il programma di erogazione dei dividendi e di 170 miliardi di nuovo credito». Il vero goal, per Messina, sarà trovare un boccone per dare radici europee a una banca troppo concentrata sull’Italia. Problemi diversi per Unicredit, banca con rete europea che ha passato i test con un surplus di 8,7 miliardi. «Ne usciamo bene – ha detto l’ad Federico Ghizzoni – specie dalla revisione degli attivi che quasi non richiede nuovi accantonamenti e ci consente di confermare la stima di 2 miliardi di utile 2014». Ne seguiranno cedole ai soci ma non acquisizioni: piuttosto, si dice, una più aggressiva politica commerciale. Tra le sorprese c’è il Banco popolare, che passa con ampio margine e da preda potrebbe ritrovarsi predatore nel risiko 2015. Esce molto bene anche Ubi banca, che dopo l’Aqr ha un Cet1 all’11,82% (migliore in Italia e tra i primi in Europa). Tanta grazia dovrebbe servire a rafforzarsi anche con acquisizioni. «Sono particolarmente soddisfatto per i test, condotti con estremo rigore», ha detto l’ad Victor Massiah, anche lui da oggi a caccia di “prede”. Si dice, anzi, che alla porta di Massiah sia già andato a bussare Fabrizio Viola, ad di Mps, la banca con il più alto deficit tra le 131 esaminate: 2,11 miliardi. «Purtroppo la realtà è stata molto più negativa delle stime del piano di riassetto Mps – ha detto Viola – che era più conservativo delle previsioni delle istituzioni italiane ed europee». I senesi, che si dicono «penalizzati dalla modalità di svolgimento dei test», hanno assunto Ubs e Citi per esplorare «tutte le opzioni strategiche», e i modi per trovare i 2,11 miliardi nel semestre. Tra le possibilità c’è la conversione di bond esistenti in capitale, l’emissione di nuovi convertibili At1, la vendita di sofferenze (anche Davide Serra con Algebris è in pista), Consum.it nel credito al consumo, pezzi di rete (l’ex Antonveneta potrebbe piacere a Bnp Paribas, le agenzie del Sud alle Popolari pugliesi). Tutto per evitare un altro aumento che annichilirebbe i soci, Fondazione Mps compresa. Chi all’aumento non scappa è Carige. I fondi da trovare per Carige sono 814 milioni. Da raccogliere con l’aumento – il cda della banca lo ha deliberato ieri fino a 650 milioni, garantisce l’advisor Mediobanca – la vendita delle polizze, di Banca Ponti, di Creditis e del poco che resta. Tra i futuri nuovi soci si prepara Andrea Bonomi, finanziere che già provò mesi fa a entrare in Carige. L’incognita è se il portafoglio e il carisma di Bonomi basteranno a evitare che Carige sia inglobata da rivali.

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