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Mps, 5 milioni di multa al vertice Visco più severo degli ispettori

Una sanzione da oltre cinque milioni di euro per la disastrosa gestione di Monte dei Paschi. Mentre prosegue l’inchiesta dei pubblici ministeri di Siena sull’acquisizione dell’Antonveneta, la Banca d’Italia presenta il conto ai vecchi manager, oltre che al consiglio di amministrazione e al collegio di sindaci e revisori. Sono stati loro, questa l’accusa di palazzo Koch, a causare una «grave crisi finanziaria» effettuando «iniziative contraddittorie, non ispirate a criteri di sana e prudente gestione». In particolare, gli ispettori evidenziano come nell’ultimo triennio «la banca ha promosso azioni volte alla massimizzazione dei risultati di breve periodo, effettuando manovre commerciali e scelte di investimenti scarsamente prudenti e poco integrate con la pianificazione finanziaria» ma anche come «l’azione strategica e manageriale unitaria è stata volta a massimizzare la redditività di breve periodo con assunzione incontrollata di rischi e anche attraverso l’utilizzo di prassi contabili irregolari».
E dunque l’ex presidente Giuseppe Mussari dovrà restituire 516 mila euro, mentre la sanzione per l’ex direttore generale Antonio Vigni ammonta a 516 mila euro e quella per l’ex capo di Area Finanza Gianluca Baldassarri, tuttora in carcere, è di 387 mila euro. Ogni componente del consiglio di amministrazione, compresi gli allora vicepresidenti Ernesto Rabizzi e Francesco Gaetano Caltagirone, dovrà risarcire 225 mila euro, stessa cifra per i tre componenti del collegio sindacale. È stato il vertice di Bankitalia, una volta terminate le ispezioni, a pretendere che fosse erogato il massimo delle sanzioni previste, sottolineando come «nonostante i richiami dell’organo di vigilanza, la successiva verifica ha messo in luce come le problematiche in precedenza rilevate non erano state superate e anzi, si erano accentuate».
I capi di incolpazione riprendono anche alcuni elementi acquisiti dai magistrati attraverso il lavoro del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza. A Mussari viene contestato come «nonostante la posizione di privilegio in cui veniva a trovarsi rispetto alla conoscibilità dei problemi e alla capacità di veicolarli all’organo collegiale affinché ne fosse avviata la risoluzione, non si fosse mai attivato in tal senso. Anzi risulta che in alcuni casi Mussari ha minimizzato la portata delle problematiche messe in evidenza nei report delle funzioni di controllo interno e i limitati contributi alla discussione che pure provenivano da altri esponenti».
Dura anche l’accusa contro Vigni che «ha gravemente trascurato l’implementazione delle misure necessarie per l’efficace presidio dei rischi e l’aggiornamento dei processi e delle procedure interne», e contro Baldassarri «che risulta aver posto in essere operazioni gravemente pregiudizievoli per l’equilibrio finanziario, economico-patrimoniale nonché reputazionale dell’intermediario, alcune delle quali pure oggetto, da ultimo, di indagini penali».
I vertici di Banca d’Italia ritengono che errori gravi siano stati commessi dai manager, ma anche da chi doveva controllare il loro operato e invece non lo ha fatto. La conclusione è ben esplicitata: «Se gli amministratori avessero svolto efficacemente i compiti imposti dal ruolo ricoperto, l’inadeguato presidio dei rischi finanziari sarebbe emerso con maggiore tempestività e avrebbe permesso l’adozione dei rimedi necessari». Discorso analogo riguarda il collegio sindacale che «non risulta aver rilevato le importanti anomalie che hanno connotato la gestione aziendale, né aver assicurato i controlli di competenza sulla funzionalità del Consiglio di amministrazione e sull’operato dell’esecutivo e del top management. In particolare non risulta aver sollevato obiezioni sulla scarsa sostenibilità delle politiche perseguite, né aver effettuato approfondimenti sulle cause del rilevante incremento del rischio di liquidità e degli altri rischi finanziari, sottovalutandone gravemente le ricadute».
Banca d’Italia chiude la sua partita, adesso i pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso stabiliranno se le conclusioni degli ispettori debbano essere contestate anche in sede penale.

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