Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mps, 410 milioni sui rischi legali «Piano sul capitale con il Mef»

La campanella d’allarme suona da qualche tempo. E ora anche la banca lo conferma: Banca Monte dei Paschi ha bisogno di un nuovo rafforzamento. Al momento l’istituto mantiene requisiti patrimoniali superiori ai minimi regolamentari, ma la necessità di capitale fresco è evidente. «La banca, con il pieno supporto dell’azionista di controllo, sta lavorando alla revisione del capital plan per le iniziative di rafforzamento patrimoniale in corso di valutazione, alla luce degli accantonamenti per rischi legali contabilizzati nel trimestre, degli impatti del deal con Amco e delle future implicazioni del contesto regolamentare e macroeconomico», si legge in una nota emessa in occasione della presentazione dei conti, che presentano un rosso di 451 milioni nel terzo trimestre per nuovi accantonamenti a fronte dei rischi legali.

Quale sarà il fabbisogno esatto si capirà a breve, al più tardi entro l’anno. Le stime di mercato circolate nei giorni scorsi parlano indicativamente di 2-2,5 miliardi – che in parte servirebbero a favorire degli esuberi e in parte a rimpinguare il fondo rischi legali – ma la situazione è fluida. Al momento, e questo è il dato rinfrancante, i requisiti patrimoniali per quanto in calo a causa delle perdite dei trimestri si mantengono formalmente al di sopra dei minimi fissati dalla Bce. Il Cet1 ratio al 30 settembre si è attestato al 10,9% (in termini fully loaded), quindi sopra l’8,8% richiesto dalla Bce. Il problema però è prospettico: la banca deve affrontare l’onda lunga della pandemia, ha una mole di cause legali che portano a oltre 10 miliardi il potenziale delle richieste danni a cui fare fronte e sta procedendo con ulteriori accantonamenti. E il Tier1 ratio è sul filo del rasoio: è al 10,9% contro un minimo del 10,88%. In tutto questo, peraltro, va detto che i requisiti Srep attualmente in vigore sono più bassi di quanto normalmente dovrebbe essere, ma per una concessione temporanea della Bce a tutte le banche a fronte dello scoppio della pandemia.

Da qui l’urgenza di intervenire sul capitale, al massimo – si stima sul mercato – entro il primo trimestre del prossimo anno. Non a caso la banca chiarisce che sta lavorando con forza sul capital plan, in sintonia con il Tesoro, azionista di maggioranza (68%). Resta da capire come, in questo quadro, l’aumento possa essere realizzato senza cadere nella normativa sugli aiuti di Stato, un evento che potrebbe avere conseguenze sui titolari dei bond subordinati At2. «Si tratta di una domanda molto delicata preferiamo non rispondere in questo momento, stiamo rivendendo il nostro capitale entro il prossimo mese», ha detto ieri il direttore finanziario rispondendo a un analista. Di positivo c’è che il derisking che è in via di finalizzazione con Amco non potrà non essere considerato da Francoforte – con cui il dialogo è costante – in vista di una revisione al ribasso dei requisiti.

Si vedrà dunque nelle prossime settimane cosa accadrà. Intanto la banca sta proseguendo nella sua road map per l’emissione di un Additional Tier 1 che dovrà essere sottoscritto per il 30% dal mercato e che dovrà compensare le perdite derivanti dal ramo d’azienda a vantaggio di Amco. La Bce ha imposto che su questa quota ci siano tre lettera di garanzia da parte delle banche d’affari. «Per quanto riguarda le tre comfort letter di banche d’affari che devono confermare la capacità del gruppo Mps in caso di emissione di un bond At1 di farne sottoscrivere il 30% da investitori privati, ci siamo impegnati a inviarle alla Bce dopo il 10 di novembre», ha detto il ceo Bastianini.

Intanto, sotto il profilo dei conti, la banca come detto ha chiuso il terzo trimestre con un rosso di 451 milioni. Di fatto la banca nel suo complesso rimane vivace sotto il profilo commerciale. Nel terzo trimestre il margine di interesse cresce rispetto al mese precedente (+3,8%), anche grazie alle aste Tltro3, sebbene il calo sia pesante (-16,2%) rispetto ai primi nove mesi del 2019. Balzano anche le commissioni (+9,6%) a seguito della ripresa della normale operatività post lockdown. E salgono la raccolta diretta, i finanziamenti alla clientela e il collocamento di prodotti di wealth management. Il problema rimangono gli accantonamenti al fondo rischi, (410 milioni nel trimestre), scattati in particolare dopo la sentenza di condanna degli ex vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Nei primi nove mesi, gli accantonamenti messi da parte in vista delle controversie legali della banca salgono a 768 milioni. Da qua si capisce come l’istituto senese abbia accumulato già una perdita di 1,54 miliardi a settembre.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa