Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mps: 1,2 miliardi di utili nel 2021

Una banca più snella, con il 30% di filiali e 5.500 dipendenti in meno. Più solida, con un Cet 1 a livelli record. E, obiettivo non da poco, molto più redditizia, in grado di portare a casa 1,25 miliardi di euro di utile netto tra cinque anni, nel 2021. Si alza il velo sul piano industriale della nuova Mps, quella in cui lo Stato sarà azionista di maggioranza, con una quota attorno al 70%, a valle del processo di ricapitalizzazione precauzionale da 8,1 miliardi approvato dall’Ue.

Gli obiettivi
Condiviso punto per punto con la Commissione Ue, il progetto di ristrutturazione presentato ieri dal Ceo Marco Morelli e dal Cfro Francesco Mele è una «pietra miliare nel processo» di rilancio della banca, dice Morelli. Un piano che si basa su «ipotesi di crescita abbastanza conservative», e per questo è «fattibile». In sintesi: al 2021 l’istituto conta di abbattere il cost/income al 50,6% dal 61% attuale, con costi operativi stimati in calo a 2,16 miliardi dai 2,62 di fine 2016. Giù il costo del rischio, previsto a 58 punti base dai 419 attuali. Mentre sul fronte della redditività, la banca prevede un ritorno all’utile nel 2019 (con profitti netti per 570 milioni) e un Return on equity del 10,7% nel 2021. A balzare sarà invece il livello di solidità patrimoniale, visto che il Cet1 salirà al 14,7%.
Certo è che l’istituto dovrà fare i conti con la necessità di aumentare i ricavi, un fronte su cui gli sforzi non saranno di poco conto. Un po’ perchè ci sono «variabili di mercato che non sono influenzabili», riconosce Morelli. E un po’ perchè si tratta di recuperare il legame di fiducia con la clientela che nel frattempo ha abbandonato la banca. I segnali positivi non mancano, come dimostra il fatto che nel primo trimestre, dopo il deflusso di depositi registrato a fine 2016, si sia registrato un recupero di 5,5 miliardi «di depositi commerciali», a cui si aggiunge un trend positivo evidenziato anche nelle ultime settimane. Ma è fuor di dubbio che il processo di risanamento della più antica banca al mondo sarà un «processo lungo, che non durerà qualche mese».

I costi
Insomma, se è vero che la banca è fuori dal «pronto soccorso», ora si tratta di rimetterla in sesto. E di guardare anzitutto ai tagli da effettuare. Su questo la Commissione sarà inflessibile, considerato che di mezzo ci sono aiuti di Stato per 5,4 miliardi. I progressi della banca saranno verificati dall’Ue tramite un organo di controllo terzo, un Monitoring Trustee, su base mensile. La banca agirà anzitutto sugli esuberi. A piano sono previsti 5.500 tagli. Di questi 4.800 saranno gestiti tramite il Fondo di solidarietà, 450 sono legati alla cessione o chiusura di attività soprattutto all’estero (rimarranno attive Shanghai e delle sedi di rappresentanza) mentre 750 derivano da turnover fisiologico, come i pensionamenti. Sono previste anche 500 nuove assunzioni. Il piano di uscite determinerà costi straordinari per circa 1,15 miliardi, mentre il piano di esodi sarà ora oggetto di trattative sindacali. Secondo Radiocor, tuttavia, già quest’anno potrebbero esserci 1.500 uscite. Ai 600 dipendenti Mps già usciti si potrebbero aggiungere altre 900 persone entro la fine dell’anno.

I crediti deteriorati
L’altro capitolo di rilievo su cui banca interverrà da subito sarà quello degli Npl. Confermato l’impianto della cessione dei 26,1 miliardi di sofferenze tramite una maxi-cartolarizzazione, a cui contribuirà Atlante 2 tramite l’acquisizione delle tranche mezzanine (che scatterà a fine anno) ed equity (entro il primo semestre 2018) per 1,5 miliardi circa. La banca ha previsto la cessione della piattaforma di servicing Juliet, che sarà acquisita in maniera congiunta da Quaestio sgr e Cerved, due operatori che peraltro hanno firmato un’esclusiva in vista di un accordo che prevede una partnership industriale.
In via di cessione anche 2,5 miliardi di altre sofferenze, composte da leasing e chirografari sotto i 150mila euro. E sotto monitoraggio saranno anche gli unlikely to pay: la copertura salirà dal 40,3% a fine 2016 al 41,7% nel 2021, mentre dei 14,5 miliardi lordi di stock, oltre 4 verranno ceduti sul mercato.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa