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Mossa Vivendi su Telecom

MILANO -Dopo le voci, la conferma: Vivendi è salita al 19,88% del capitale sociale di Telecom Italia. La nuova quota nel capitale sociale della società è emersa dalle comunicazioni inviate alla Sec, l’autorità americana per il controllo dei mercati, nel modello 13D/A, quello che impone la comunicazione entro dieci giorni anche per gli acquisti indiretti. In effetti la scorsa settimana erano circolati i rumor sull’attività di diverse banche d’affari che avevano predisposto dei contratti derivati per permettere al gruppo francese presieduto da Vincent Bolloré di salire dal 15,49% a un soffio dalla soglia del 20%.
Con la nuova quota Vivendi si avvicina da sola all’intero pacchetto, pari al 22,4%, detenuto dagli ex azionisti tramite Telco prima della cessione.
Secondo il mercato la stretta da parte di Vivendi potrebbe essere il preambolo a diverse opzioni sul futuro di Telecom Italia. Da tempo circolano voci su possibili alleanze con la francese Orange o la tedesca Deutsche Telekom. Tanto che sempre negli scorsi giorni era intervenuto il capo delle operazioni europee di Orange, Gervais Pellissier, per smentire un interesse per la stessa Telecom, presa di mira dagli speculatori che credevano in un’operazione imminente. La sensazione è che Bolloré si voglia tenere le mani libere per decidere se fare entrare Telecom nel grande risiko delle telecomunicazioni europee oppure puntare a qualche operazione di convergenza tra tlc e media a più ampio spettro.
Certo, le incognite sul fronte interno non mancano. A partire da quale sarà l’assetto del mercato mobile nazionale: da quando Teliasonera e Telenor hanno deciso di bloccare il processo di fusione in Danimarca viste le condizioni imposte dalle Commissione europea, tutti guardano a Bruxelles per capire quale potrebbe essere il giudizio sulla fusione in corso tra Wind e 3Italia. Se la Commissione dovesse, per esempio, optare per dare più spazio a un operatore virtuale (il principale è Poste Mobile) il risultato potrebbe essere un non risultato: il vantaggio della concentrazione con il passaggio da 4 a 3 operatori è legato alla fine della guerra sui prezzi. Ma un nuovo quarto operatore, sebbene virtuale, avrebbe tutto l’interesse a riavvolgere il nastro. E per Telecom la questione è di particolare importanza visto il peso che il marchio Tim ha sul valore dell’avviamento del gruppo, vero motivo dell’operazione sul brand.

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