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Mossa per ripartire: meno protezionismo

In Germania, governo, imprese, sindacati farebbero bene a non sottovalutare la vera portata dell’imbroglio Volkswagen (invece lo fanno). Chi però spera — in Italia sembrano non essere pochi — che, sull’onda del caso delle emissioni truccate, l’economia tedesca prenda un bagno probabilmente sbaglia due volte. Da un lato – e questo è un dato di fatto – perché un rallentamento della Germania avrebbe un impatto forte anche sull’economia italiana.
Già molte imprese del Nord e alcune del centro soffriranno per le difficoltà del gruppo di Wolfsburg e del settore auto tedesco, dei quali sono fornitrici dirette o indirette. Ma, più in generale, le due economie sono così integrate che secondo alcuni calcoli una crescita o un calo del Prodotto lordo tedesco dell’1% provoca un aumento o una riduzione di quello italiano tra lo 0,2 e lo 0,3%.
Dall’altro lato, ci sono meno certezze. Le probabilità, però, indicano che la crisi Volkswagen e quella dei rifugiati non faranno schiantare la prima economia europea. Una contrazione dovuta alle difficoltà del settore auto ci sarà.
I problemi della casa automobilistica di Wolfsburg – 200 miliardi di fatturato all’anno – sono così grandi che un riverbero lo avranno essi stessi sul Pil. Soprattutto, però, potrebbero avere l’effetto di ridurre gli investimenti: un posto di lavoro su sette, in Germania, è in qualche modo legato all’auto, l’effetto moltiplicatore di difficoltà nel settore è dunque rilevante.
I punti di forza
Detto questo, occorre dire che il Paese ha punti di forza sui quali probabilmente si concentrerà. Innanzitutto, l’economia è in uno stato decente, con il Pil previsto in crescita sopra l’1,5% e la disoccupazione al 4,5%. Vero che esportare, oggi, in mercati in rallentamento come quelli Emergenti è più difficile: l’indebolimento dell’euro, però, continuerà a sostenere l’export; in più, negli ultimi mesi l’economia tedesca ha registrato una domanda interna in crescita che dovrebbe essere spinta ulteriormente dalla caduta dei prezzi dell’energia e dai tassi d’interesse bassi.
Il bilancio pubblico tenuto in surplus da Wolfgang Schäuble, poi, consente al governo spazi di manovra che altri Paesi non hanno, in particolare gli dà la possibilità di affrontare l’alto afflusso di rifugiati, che nel medio periodo potranno beneficiare l’economia ma che nel breve sono un costo. Si può insomma prevedere che, nonostante le crisi a cui deve fare fronte, la Germania abbia le energie per sostenere un passaggio difficile. Soprattutto se si tiene conto che nelle crisi tende a muoversi sulla base di quello che viene condiviso come uno «sforzo nazionale» (nelle parole di Angela Merkel).

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