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Mossa giusta ma ora serve chiarezza

Arriva finalmente al traguardo il tanto atteso provvedimento dell’agenzia delle Entrate che approva il modello per la comunicazione dell’esercizio dell’opzione di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali (patent box).

I contribuenti titolari di reddito di impresa possono così esercitare l’opzione “quinquennale” di accesso al regime e ottenere una parziale detassazione del reddito derivante dalla concessione in uso e dall’utilizzo diretto di determinati beni immateriali.

Il successo di questa misura richiede che l’agenzia delle Entrate torni a essere pienamente operativa presentandosi come un interlocutore tecnico capace di assistere il contribuente nell’affrontare e risolvere le molteplici difficoltà applicative insite nell’esercizio dell’agevolazione.

Allo stesso tempo, il patent box deve essere gestito in modo unitario e coordinato insieme agli ulteriori strumenti introdotti dal Governo per accrescere l’internazionalizzazione del Paese (cooperative compliance, interpello per i nuovi investimenti, sistematizzazione degli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale): a questo fine è necessario che l’agenzia delle Entrate sia messa nella condizione di poter assegnare i ruoli dirigenziali a figure che, oltre a essere tecnicamente preparate, instaurino un rapporto di partnership con cittadini e imprese.

Questa considerazione assume particolare rilievo alla luce della fondamentale importanza rivestita dal patent box per il perseguimento della politica economico-industriale del paese.

In questo contesto diventa cruciale: (i) sostenere la scelta di includere nella norma italiana marchi e know-how in quanto l’Italia (per le ragioni già espresse nell’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 17 ottobre), come richiesto da Beps – Action 5, ha un sistema fiscale che offre garanzie tali da non consentire il beneficio del regime da parte di strutture prive di sostanza economica e (ii) risolvere le importanti tematiche applicative in via interpretativa mediante la circolare dell’agenzia delle Entrate di prossima emanazione ovvero tramite emendamenti per correggere il testo normativo attualmente in vigore.

Ci sono ancora molti temi da affrontare. Il più urgente riguarda il rapporto tra l’esercizio dell’opzione e la presentazione dell’istanza di ruling in caso di utilizzo diretto (ruling obbligatorio). Alla luce dei ritardi che hanno caratterizzato la pubblicazione del decreto attuativo è evidente che i contribuenti che vogliano accedere al regime in caso di utilizzo diretto, difficilmente riusciranno a presentare l’istanza entro il 2015.

Per porre rimedio a questa situazione sono ipotizzabili due soluzioni: la prima, stabilire con un emendamento e solo per il periodo di imposta 2015, che il regime sia efficace a partire dal periodo di imposta di presentazione dell’opzione con possibilità per il contribuente di presentare nel 2016 l’istanza di ruling. Questa sarebbe la soluzione preferibile. In alternativa si potrebbe prevedere, in via interpretativa, sempre per il solo periodo di imposta 2015, la possibilità di presentare un’istanza di ruling semplificata, da integrarsi nel corso del periodo di imposta successivo. In caso contrario, questi ritardi precluderebbero di fatto, per taluni soggetti, l’utilizzo dei benefici del patent box per il 2015.

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