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Mossa di Bolloré, più Mediobanca La partita Vivendi-Telecom Italia

L’aveva ribadito Marie Bolloré, 27 anni, al suo debutto nel consiglio di Piazzetta Cuccia lo scorso ottobre: «La mia presenza qui dimostra che siamo interessati a Mediobanca nel lungo periodo». L’ultima conferma affidata da Vincent Bolloré alla figlia minore prima di completare gli acquisti sul mercato che hanno portato la sua Financière de l’Odet sulla soglia dell’8% della banca d’affari milanese, ormai a un passo primo azionista, Unicredit fermo all’8,63%. 
E anche se gli ultimi acquisti sono tutt’altro che una sorpresa per Mediobanca, l’imprenditore di origine bretone segnala una volta di più ruolo e peso acquisiti al di qua delle Alpi. Dove si appresta a giocare da socio forte anche la partita delle media company, con l’acquisto dell’ 8,5% di Telecom Italia e, si dice, l’ambizione di salire fino al 20% circa e un possibile accordo con il gruppo Mediaset nella pay tv.
Quella in Mediobanca è stata una crescita graduale e via via concordata. Quasi 15 anni spesi in Piazzetta Cuccia — l’ingresso nell’azionariato è datato 2001 — sono serviti a Bolloré anche a smontare quell’immagine da raider che ne aveva adombrato gli esordi. Con questo biglietto da visita, dell’investitore di lungo termine e dell’ «azionista attivo» come lui stesso si definisce, Bolloré si presenta in Telecom. Dopo gli ultimi passaggi autorizzativi, a rilevare la quota oggi in mano agli spagnoli di Telefonica, sarà il big francese dei media Vivendi, del quale Bolloré è diventato primo socio e presidente con l’obiettivo dichiarato di farne un campione internazionale.
Quanto a Mediaset, c’è chi si spinge a ipotizzare un ingresso tout court nel capitale delle tv dell’amico Silvio Berlusconi. L’estate svelerà via via le strategie del «socio francese» che nella cassaforte di famiglia custodisce anche lo 0,13% di Generali (della quale era stato vice presidente) e lo 0,04% di Unipol Sai. In Mediobanca, l’ultimo arrotondamento al 7,97% (il tetto massimo accordato dal patto nel 2014 è l’8%) emerge dai documenti di bilancio dove vengono ricordate le scelte di governance che dal 2011 hanno portato alla finanziaria «le condizioni per esercitare una influenza notevole» su Piazzetta Cuccia. Da lì la decisione di «mettere a patrimonio netto la quota» a partire proprio da quella data.

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