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Mossa delle Generali sulla Cattolica

Alleanza Generali-Cattolica. Industriale e finanziaria. Il Leone diventerà socio di riferimento della Cattolica Assicurazioni sottoscrivendo una tranche riservata da 300 milioni dell’aumento di capitale da 500 che sarà approvato dall’assemblea degli azionisti della compagnia veronese (26 giugno in prima e 27 in seconda convocazione).

Ciò significa che Generali salirà intorno al 25% del capitale di Cattolica. Ancora però non c’è nulla di ufficiale nè commenti dai due gruppi. In mattinata però potrebbero arrivare comunicazioni ai mercati. Ieri in serata si sono susseguite indiscrezioni sull’operazione che — secondo varie fonti — ha un forte contenuto industriale. I punti di forza di Cattolica nei settori danni, salute, nell’asset management e nella riassicurazioni si integrerebbero molto bene con gli analoghi (ma ben più consistenti) comparti del gruppo triestino.

Sarebbero già stati ipotizzati una serie di accordi industriali da sviluppare e che nelle proiezioni, garantirebbero un immediato ritorno economico.

Ma è chiaro che l’intesa finanziaria è quella a maggior impatto immediato, quanto meno nelle attese della Borsa. Se davvero, come confermato da più fonti, Generali è pronta a mettere 300 milioni nell’alleanza questo vuol dire che l’aumento di Cattolica è «blindato» e le preoccupazioni sorte dopo la lettera dell’Ivass svaniscono.

Cattolica con Generali al 25% del capitale è una mezza rivoluzione nel mondo assicurativo italiano. E un vero e proprio passaggio storico per il gruppo guidato da Paolo Bedoni perché dovrà abbandonare lo status cooperativo e trasformarsi in spa. Si attendono ancora conferme ma sembra questa la strada intrapresa.

Del resto non si può pensare che Generali acquisisca il 25% e «pesi» come chiunque abbia una sola azione.

Attualmente il principale azionista dell’azienda veneta è Warren Buffett con la Berkshire Hathaway che detiene il 9%. E da tempo il mercato si interrogava se proprio Buffett potesse essere l’anchor investor. Invece si sta profilando un’operazione tutta italiana e interna al mercato assicurativo.

Cattolica viene da un periodo travagliato, dopo la rottura a fine 2019 con l’amministratore delegato Alberto Minali, in rotta di collisione con il presidente Bedoni e parte del consiglio di amministrazione, e dopo la fronda di alcuni azionisti che chiedevano una profonda revisione della governance. Poi a fine maggio la durissima lettera dell’Ivass, l’Autorità di controllo del mercato assicurativo, che ha chiesto al gruppo veronese «tempestivi interventi di patrimonializzazione» alla luce del «deterioramento delle condizioni di solvibilità» del gruppo e di alcune sue controllate. Insomma i 500 milioni che ora sono all’ordine del giorno dell’assemblea.

La compagnia ha chiuso un 2019 complicato, già segnato dalle turbolenze sulla governance, con un utile netto in calo di quasi il 30% a 75 milioni di euro, per via di una serie di svalutazioni, ed è stata costretta a rivedere gli obiettivi del piano industriale, riducendo il target di 375-400 milioni di utile operativo per il 2020 a 350-375 milioni a causa di un contesto «più sfavorevole» di quello previsto tre anni fa, complici tassi bassissimi e una forte concorrenza sulle polizze.

Nel 2020 la raccolta premi è cresciuta a quasi 7 miliardi di euro (+19,9%), l’utile operativo del 3,2% a 302 milioni.

I tempi dell’operazione con Generali — se confermata — potrebbero essere serrati anche se Cattolica dovrà convocare un’assemblea straordinaria per la trasformazione in spa. Modificando così radicalmente il suo Dna dopo 124 anni di storia cooperativa.

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