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Moscovici: flessibili sul debito

«Questa nostra Commissione Europea rappresenta l’ultima possibilità: se fallisce, sarà minacciato l’intero progetto dell’Ue». Pierre Moscovici, francese, commissario europeo Ue agli affari economici, sarà uno dei giudici che a marzo firmerà la «sentenza d’appello» sulle finanze italiane, francesi e belghe. Sa di che cosa parla. Forse non c’è mai stata tanta incertezza, nei cieli d’Europa. Lo provano anche le notizie di oggi. Angela Merkel, che fino a ieri ha sempre criticato l’operazione-salvezza preannunciata dalla Bce (acquisto di titoli di Stato) ora frena: «La Bce prende le sue decisioni in autonomia». Lo fa, perché anche lei ha sentito le voci sulle presunte fughe di capitali dalla Grecia e dall’Italia, e anche lei teme un nuovo tsunami generale. Ancora oggi, Francois Hollande, che una settimana fa era ai minimi di popolarità, la vede aumentare di colpo del 21%: non perché abbia riassestato il deficit francese alle stelle, ormai ben oltre tutti i limiti fissati dalla Ue, bensì per le emozioni seguite alla strage di Parigi e alla marcia di dolore e sdegno guidata proprio da lui, il presidente della Repubblica. Ma perfino la popolarità che si rianima, non basta a colorare di rosa la realtà: infatti anche Hollande ha gli occhi puntati sull’imminente “quantitative easing”, l’intervento di salvataggio preannunciato da Draghi, cui dedica un commento sibillino, se non ambiguo: «La Bce rastrellerà del debito…». In fondo lo si sa da molti mesi, ma detto così e in queste ore non si capisce poi molto bene se sia un allarme, o una speranza e un augurio.
Intanto le Borse continuano nella loro altalena: ieri sono risalite (Milano +1,17%) ma solo perché anche loro attendevano e attendono l’intervento salvifico di Mario Draghi.
In questo clima, il commissario Moscovici descrive quali saranno le immediate priorità della Ue, parlando a Bruxelles con la stampa italiana: «Già in questa settimana, ci attendiamo di ricevere informazioni aggiornate sulla situazione italiana, prima delle previsioni economiche su ogni Stato, che diffonderemo il 5 febbraio. Poi, naturalmente, domenica 25 ci saranno le elezioni in Grecia. A fine mese, una nostra delegazione andrà a Roma. E a marzo, il giudizio su Italia, Francia e Belgio».
Voci ufficiose, pure ai vertici della Ue, fanno trapelare che la regola sul debito pubblico non verrà applicata «bestialmente» nel caso dell’Italia, secondo Paese più indebitato della Ue dopo la Grecia. Potrebbe essere la conferma in codice di altre voci precedenti, secondo cui a marzo Roma non subirà alcuna procedura di infrazione e verrà in un certo senso «graziata». Moscovici riconosce comunque «la volontà del governo italiano di riformare l’economia». Ma ora, aggiunge, quelle riforme bisogna portarle a termine, rapidamente: «Bisogna compierle non a forza, questo è chiaro, ma bisogna compierle».

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