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Mosca sgonfia l’export extra-Ue

Russia, Maghreb in fiamme ed energia affossano, a gennaio, l’export italiano extra Ue, rispetto al mese precedente. Unico sollievo? Le vendite negli Usa, che sono l’unica voce realmente positiva (quasi +25% su gennaio 2014).
Il commercio estero con i paesi extra-Ue – come ha reso noto ieri l’Istat – presenta, a gennaio 2015, una diminuzione di entrambi i flussi rispetto al mese precedente, più marcata per le esportazioni (-2,4%) che per le importazioni (-0,4%). La flessione delle vendite è imputabile, in misura maggiore, all’energia (-18,5%) e ai beni strumentali (-2,7%). Soltanto le vendite di prodotti intermedi (+0,4%) sono in lieve espansione. Dal lato dell’import la flessione è causata per lo piu dall’energia (-5,8%) e, in misura minore, dai beni strumentali (-3,2%). Al netto della componente energetica la dinamica è positiva (+1,6%) con una forte crescita dei prodotti intermedi (+5,5%). Tuttavia, secondo il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis, «un colpo di freno c’è stato al di là dell’effetto energia e del calo del prezzo del petrolio».
Anche su base tendenziale, entrambi i flussi si confermano in diminuzione: più sostenuta per le importazioni (-8,5%) che per le esportazioni (-3,5%). A gennaio, il deficit commerciale è di 234 milioni, in forte contrazione rispetto a quello dello stesso mese dell’anno precedente (-938 milioni). E anche il surplus di prodotti non energetici (+2,2 milliardi) è inferiore a quello registrato a gennaio 2014 (+3,1 miliardi).
Leggendo il tutto con un respiro piu ampio, nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue è stata lievemente positiva (0,2%), nonostante l’energia (-19,8%). Al netto di quest’ultima, la crescita nell’ultimo trimestre è più sostenuta (+1,4%) ed è trainata da beni di consumo (+3,8%) e prodotti intermedi (+2,2%). Nello stesso periodo, la flessione congiunturale delle importazioni (-1,4%) è determinata dal forte calo dell’energia (-15,2%). Al netto della quale, si registra una rilevante espansione degli acquisti (+4,7%), particolarmente intensa per i beni di consumo (+5,5%) e i beni strumentali (+5,2%).
Guardando, invece, al mappamondo, a gennaio 2015 gli Stati Uniti rappresentano il mercato di sbocco più dinamico (+24,4%). Le vendite verso Russia (-36,7%), Mercosur (-24,0%), Asean (-12,8%) e Giappone (-12,7%) appaiono invece in caduta libera. Cosi come le importazioni da Russia (-40,2%) e Opec (-23,3%). Mentre in controtendenza risultano gli acquisti da Stati Uniti (+15,6%) e Mercosur (+13,9%). «Gennaio – sottolinea Gaetano Fausto Esposito, presidente di Assocamerestero – è sempre un periodo particolare, bisognerà aspettare i prossimi mesi per capire se, come auspicabile, ci sarà una nuova inversione di tendenza, vista anche la riduzione del costo dell’enerigia».
Per De Nardis, «la volatilità mensile che da sempre caratterizza le oscillazioni dell’export, si inserisce oggi in un quadro di scambi mondiali che non è più così dinamico. In questo scenario è più dura la battaglia per le quote e la svalutazione dell’euro da un lato può aiutare, ma da un altro può alimentare tensioni con le altre economie esportatrici».
«Questa battuta di arresto – sottolinea Esposito –desta preoccupazione, tanto più se si pensa che i prodotti più colpiti sono proprio i beni strumentali (-5,2%), che contribuiscono per il 17,2% al nostro export».
Preoccupa anche la crisi russa e la difficile situazione nella sponda sud del Mediterraneo che determinano una drastica riduzione dell’export (rispettivamente del 36,7% e del 29,0%). «È particolarmente pesante – sottolinea la Coldiretti – il bilancio per i prodotti colpiti dall’embargo russo, scattato dal 7 agosto che ha sancito il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce. Ai danni diretti – conclude la Coldiretti – vanno aggiunti quelli indiretti legati alla diffusione di imitazioni low cost dei prodotti italiani che rischiano di scalfire l’immagine dei prodotti originali nel tempo, dal parmesan al provolone, dalla mozzarella al salame».
L’Italia ha perso nel 2014 oltre 1,25 miliardi di export in Russia. Ma per Sergio De Nardis «i mercati extra Ue non sono l’unica strada disponibile per far crescere i fatturati esteri: l’Europa è il più grande mercato del mondo, ma la sua domanda è – al contrario degli Usa – poco più che stagnante. Se fosse ben più dinamica sarebbe il naturale sbocco delle esportazioni italiane e degli altri Paesi membri» che non dovrebbero più fare affidamento su svalutazioni competitive del cambio.

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