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Mosca alza i tassi ma il rublo tracolla

Finora erano proseguiti più o meno a braccetto, nel loro declino:?ma ieri, in quello che è stato definito un “giorno del giudizio” per la Russia, il destino del rublo è sembrato svincolarsi dai prezzi del petrolio, per innescare una vera caduta libera. Malgrado sia Brent che Wti avessero proseguito la discesa, infrangendo il primo quota 59 dollari il barile e il secondo 53: per poi però recuperare e chiudere in rialzo, Brent sopra i 60 dollari e Wti a 55,93. 
Per il rublo invece nessuna tregua; travolta la Borsa di Mosca, che ieri ha perso il 19%. La situazione «critica» che sta vivendo sui mercati valutari «non sarebbe stata immaginabile un anno fa neppure nel peggiore degli incubi», ha detto Serghej Shvezov, vicepresidente della Banca centrale russa. E questo ormai non ha più a che fare solo con il calo del petrolio o con il carico delle sanzioni venute con la crisi ucraina. Il crollo del rublo è crollo di fiducia nelle possibilità di questa Russia isolata – e della sua Banca centrale – di trovare una via d’uscita. Tanto che il Cremlino potrebbe ricorrere a una soluzione estrema, tornare a imporre controlli sui capitali:?il rischio che avvenga ha aggravato ulteriormente la sorte del rublo.
Superata quota 100 sull’euro:?la moneta russa ha infranto una barriera impensabile fino a due giorni malgrado la mossa spettacolare di Bank Rossii, che la notte precedente aveva portato i tassi di interesse dal 10,5 al 17% nel tentativo disperato di interrompere il crollo del rublo, non sarebbe bastata. L’effetto si è esaurito in poco tempo malgrado il governatore Elvira Nabiullina avesse parlato di un rublo chiaramente sottovalutato. Dopo poco, è tornato a precipitare verso nuovi minimi assoluti:?superati gli 80 rubli contro il dollaro, e quota 100 contro l’euro, più che dimezzato il suo valore da inizio anno. Prima di risalire intorno a quota 90 sull’euro e 72 sul dollaro.
La mossa della Banca centrale, ha spiegato il ministro dell’Economia Aleksej Uljukajev al termine di una riunione convocata dal primo ministro Dmitrij Medvedev con i ministri economici ed Elvira Nabiullina, è stata tardiva, ma darà risultati accanto alle misure a cui Uljukaev ha accennato senza però specificare. Limitandosi a chiarire che nella riunione non si è discusso di controlli sui capitali.
Per cercare di contenere le perdite, la Banca centrale ha speso finora 80 miliardi di dollari:?ed è proprio questo assottigliarsi delle risorse che alimenta il panico, perché le basi finanziarie su cui può contare la Russia – tra riserve della Banca centrale e fondi sovrani – non consentono per ora paragoni con la crisi del ’98 ma saranno messe alla prova del tempo che il petrolio impiegherà a risalire, e delle scadenze sui debiti di banche e imprese che non possono più contare sui finanziamenti internazionali, a causa delle sanzioni.
Il Cremlino ha promesso loro aiuto mentre il ministro degli Esteri, Serghej Lavrov, è tornato alla carica degli Stati Uniti, accusandoli di destabilizzare la situazione con le sanzioni per forzare un cambio di regime a Mosca. Che, secondo Lavrov, «ha sopravvalutato l’indipendenza della Ue e di alcuni grandi Paesi europei dagli Usa». In serata, da Washington arriva la notizia che Barack Obama si appresta a firmare entro la settimana l’autorizzazione a nuove sanzioni contro la linea seguita da Mosca in Ucraina. Per il rublo, si prepara una nuova giornata di passione.
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