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Mortificato il ruolo degli avvocati

 di Simona D'Alessio 

«I diritti prima del mercato». È lo slogan con cui Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, conduce la protesta degli avvocati che denunciano provvedimenti «afflittivi», non lesinando critiche all'attuale governo che «dimostra di essere contro le professioni».

E il primo atto si terrà oggi, quando in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, l'avvocatura, attraverso il solo presidente dell'ordine distrettuale, leggerà un manifesto comune in tutte le sedi di corte d'Appello, abbandonando poi la cerimonia per mettere in luce le «anomalie che stanno sempre più comprimendo il diritto del cittadino all'accesso alla giurisdizione, mortificando il ruolo sociale» del legale. Alpa, che terrà il discorso in cassazione, ricorda che le giornate di sciopero (il 23 ed il 24 febbraio, ndr) rappresentano una contestazione «legittima», in considerazione delle norme contenute in recenti iniziative (dalla manovra bis 148/2011 dell'esecutivo Berlusconi al decreto definito dal premier Mario Monti «cresci-Italia» 1/2012, contenente le liberalizzazioni). Secondo il numero uno del Cnf, le categorie professionali, «tacciate di corporativismo, sono state ingabbiate da provvedimenti di ogni tipo», che sul versante forense hanno riguardato «la formazione, l'accesso, il tirocinio, la pubblicità, le tariffe, i procedimenti disciplinari, le modalità di organizzazione interna», senza tener conto che molte di quelle scelte, a volte correttive le une delle altre, «avevano già trovato espressione in progetti di legge pendenti in parlamento»; inevitabile e chiaro il riferimento all'incerto destino del ddl di riforma della professione, presentato all'inizio della XVI legislatura, che giace da mesi in commissione giustizia alla camera, dopo essere stato licenziato dal senato.

In soccorso alle istanze degli avvocati della Penisola sono arrivate, in questi giorni, le parole di Marcela Prunbauer-Glaser, presidente del Ccbe (il Consiglio degli ordini forensi europei), in una lettera inviata, oltre che al Cnf, al capo del governo e al guardasigilli Paola Severino: le recenti disposizioni sulla creazione di società professionali in Italia (all'interno della legge di stabilità, 183/2011), si legge, possono facilmente condurre «alla nascita di situazioni conflittuali, per effetto delle quali gli avvocati possono essere esposti a pressioni da parte degli azionisti esterni di maggioranza nello svolgimento della propria attività», con conseguenti violazioni ai principi di indipendenza della professione, e con un probabile «pregiudizio per i clienti». Un «modello atipico», commenta Alpa, sostenendo che una forma societaria così composta «tranne che in Danimarca, non è presente in altri stati europei».

Quanto, poi, ad un altro tema caldo, quello delle tariffe, il vertice degli avvocati tiene a precisare, rievocando parole udite a palazzo Chigi, che «non sono incrostazioni di una casta, erano approvate dal ministero e non imposte direttamente ai clienti». Ciò che appare «curioso», al contrario, nell'opera dell'esecutivo Monti è non aver pensato, se veramente «preoccupato dell'accesso alla giustizia da parte dei cittadini, all'eliminazione del patto di quota lite», ossia l'intesa fra professionista e cliente in virtù della quale il compenso del primo viene calcolato in percentuale rispetto al risultato ottenuto dal suo assistito. Purtroppo, prosegue, si sta manifestando un orientamento contrario alle professioni che pure sono responsabili dell'11% del prodotto interno lordo, laddove perfino il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha sostenuto, «senza mai portare dati a supporto della sua tesi», che costano l'1% del pil.

Le spese certificate ed in costante aumento, invece, sono quelle per il contributo unificato, su cui è intervenuto il dl 1/2012: la somma per il giudizio di primo grado nelle controversie di competenza dei nuovi Tribunali delle imprese, sarà quadruplicata rispetto a quella per le cause ordinarie, che si aggiunge ad altri incrementi previsti per i gradi successivi (appello e cassazione).

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