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Morgan Stanley scivola sui bond Usa legati all’inflazione

di Mara Monti

La scommessa sui titoli di Stato americani legati all'inflazione è costata decine di milioni di dollari di perdite per Morgan Stanley, la banca americana che quest'anno è arrivata a rappresentare una quota di mercato del 2% sui titoli governativi.

La notizia pubblicata ieri da Bloomberg si riferisce agli acquisti effettuati sui Treasury e sui Treasury indicizzati all'inflatione (Tips) dai trader della banca, le cui posizioni si basavano sulle attese inflazionistiche in salita per i prossimi cinque anni e in discesa in un arco temporale di 30 anni. Una scommessa che si è rivelata sbagliata alla luce di come ha risposto il mercato perché il crollo improvviso del prezzo del petrolio ha di fatto modificato le previsioni sull'andamento dei prezzi. E siccome le cattive notizie non vengono mai da sole, a questa si è aggiunta l'asta di titoli di Stato a 30 anni dello scorso 23 giugno con un'offerta inaspettatamente inferiore alle attese, quando basta per fare salire il prezzo e fare scendere il rendimento dei Treasury. Lo scenario ha indebolito il tasso dei titoli indicizzati all'inflazione a 5 anni sceso all'1,88% dal 2,04% di fine di maggio, mentre quello a 30 anni è salito al 2,57% dal 2,42% dello stesso periodo. Non è stata fortunata l'analista di Morgan Stanley, Subadra Rajappa, citata da Boomberg, che in una nota inviata ai clienti prima dell'asta aveva previsto una forte offerta di Treasury per fare fronte alle scadenze di fine mese del Tesoro, ma soprattutto per la fine del Quantitative easing: lo spread tra i titoli indicizzati a 5 e a 30 anni è triplicato a 69,2 punti base rispetto alle previsioni dell'analista e al livello di 19,7 pb del 2 maggio.

Anche senza la perdita sui bond, i risultati da trading per il secondo trimestre di Morgan Stanley sono attesi in rosso, a causa dei deboli volumi, di una riduzione dei rendimenti degli asset high yield e governativi e di una ridotta volatilità. Il giro d'affari della divisione fixed income è prevista in calo del 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il titolo della banca non sembra curarsi dell vicenda e ieri a Wall Street saliva del 4%, trascinato al rialzo dai titoli finanziari. Qualcosa di simile era successo a Goldman Sachs lo scorso anno quando scommise su una ridotta volatilità dei titoli governativi dopo l'avvio del quantitative easing, ma a mettere il bastone tra le ruote ci si mise la crisi greca che costò alla banca centinaia di milioni di perdite. Dopo un anno la storia si ripete: il fatto curioso è che il capo del desk interest rate di Morgan Stanley, Glenn Hadden arriva proprio da Goldman Sachs che l'analista ha lasciato lo scorso gennaio.

Ieri intanto, il mercato dei titoli governativi americani ha risentito delle notizie provenienti da Atene sull'approvazione del piano di austerità, scoraggiando la domanda in asta di Treasury a 7 anni di 35 miliardi di dollari. Questa rappresentava la terza tranche di un ammontare complessivo di 99 miliardi di dollari, mentre due giorni fa si era tenuta l'asta a cinque anni per 35 miliardi di euro, con un bid to cover tra i più bassi dell'anno.

 

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