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Morgan Stanley promuove l’Italia “Sarà la sorpresa dell’Eurozona”

La sorpresa positiva dell’eurozona sarà l’Italia. Grazie alla “tripla spinta” di bassi tassi, euro svalutato, energia a buon mercato, il tutto combinato con le riforme strutturali che finalmente sono partite, la nostra sarà, fra le economie della moneta unica, quella ad accelerare più vistosamente. «Il tasso di crescita schizzerà di 100 punti l’anno passando dal – 0,4 del 2014 al +0,7% del 2015 e poi al +1,7% nel 2016 ma soprattutto le prospettive sono per un’ulteriore spinta incrementale, sempre che le riforme proseguano, negli anni successivi », spiega Daniele Antonucci, capo analista per il Sud Europa della Morgan Stanley basato a Londra, che ha coordinato un ponderoso rapporto sul nostro Paese in cui per la prima volta da anni la banca d’investimenti angloamericana esprime giudizi positivi sul recupero italiano. Le previsioni coincidono “incidentalmente”, spiega l’economista, con quelle del governo per quest’anno ma sono più positive per il prossimo e soprattutto contemplano l’aumento esponenziale del Pil sul medio termine. Il rapporto è permeato dalla certezza che il cammino intrapreso dall’Italia poggi su solide basi strutturali. «Anche se c’è ancora da fare – dice Antonucci – aumentare dell’1% la crescita anno su anno è una performance di rispetto. Quel che è ancora poco apprezzato dai mercati è che l’economia italiana sta cominciando a affrontare e risolvere importanti problemi strutturali sorretta da un ciclo economico finalmente favorevole». L’Italia, si legge nel rapporto, sarà una delle migliori economie europee e scalerà sempre più posizioni nella classifica della crescita per Paesi: “La Renzinomics è l’opportunità per uscire da due decenni di quasi stagnazione”.

“Italy’s macro story looks good to us”, si legge nel rapporto. «Siamo più positivi degli altri analisti », spiega Antonucci. «La riforma del lavoro, che crea incentivi fiscali per le assunzioni e condizioni di ingresso favorevoli per i dipendenti a basso stipendio, nonché la legge sulle banche popolari alla quale realisticamente seguirà il consolidamento e il rafforzamento del credito, sono un’ottima partenza. Così come le misure della Legge di Stabilità confermate nel Def sull’esclusione della componente lavoro dall’Irap per le imprese, il bonus da 80 euro, le altre misure che riducono il cuneo fiscale». Tante sono le riforme in discussione, dalla pubblica amministrazione («notiamo con sollievo la restituzione dei debiti pubblici alla aziende») all’assetto fiscale, fino alle modifiche istituzionali «base altrettanto importante per una più rapida e certa attuazione delle misure economiche». Ma il cammino è avviato con decisione. Il rapporto ricorda che il lavoro era già cominciato con i due precedenti governi, specie per i conti pubblici e le pensioni. «Negli ultimi tre anni, anche per la pressione dei mercati e delle regole europee, l’Italia ha fatto più riforme di tanti Paesi dell’euro. È in avanzo primario al netto degli interessi e sta passando dalla “morsa” allo “stimolo” fiscale. È un passaggio molto importante per la ripresa di breve periodo e per le prospettive a lungo termine».
Altrettanto importante per la competitività è quella che il rapporto chiama “svalutazione interna”. La moderazione salariale ha fatto miracoli: occorre ora essere sicuri che la produttività cresca più velocemente degli incrementi delle paghe (“che non è detto che debbano essere prossimi allo zero”). La Morgan Stanley conferma che se la contrattazione sarà decentrata la competitività migliorerà più rapidamente. «L’Italia sta uscendo dalla recessione – dice Antonucci per cui le cifre del 2015 possono sembrare non eccezionali. Ma è una partenza lenta che prelude a un’accelerazione notevole dal 2016». L’analista cita i dati in miglioramento della produzione industriale («a febbraio è stato recuperato lo scivolone di gennaio »), della fiducia dei responsabili acquisti delle aziende («l’indice Pmi ha superato quella che noi consideriamo la soglia critica di 52»), delle immatricolazioni di auto, della fiducia dei consumatori.
E la vulnerabilità a shock esterni tipo Grecia? «Il pericolo esiste visto l’alto debito pubblico ma l’Italia beneficia di condizioni che dovrebbero limitare il contagio: l’esistenza di fondi per le emergenze, lo stesso Qe, la minor esposizione del sistema bancario perché c’è già stata la ristrutturazione del debito greco, nonché lo stesso avanzo primario e il bilancio attivo delle partite correnti che creano, insieme al ritorno alla crescita, un cuscinetto per contenere eventuali difficoltà».
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