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Morgan Stanley compra E*Trade per 13 miliardi

New York

Morgan Stanley mette a segno la maggior acquisizione nella finanza americana dagli anni della grande crisi. Un’acquisizione che è anche una scommessa per esorcizzare il ripetersi di debacle: per 13 miliardi di dollari, una transazione interamente in titoli, ha rilevato il gigante del brokeraggio online e a basso costo E*Trade, rafforzando enormemente una strategia a caccia di business più solidi e prevedibili – meno rischiosi di tradizionali “motori” dei protagonisti di Wall Street quali il grande trading azionario e obbligazionario.

Morgan, sotto la guida del ceo James Gorman, ha realizzato un progetto dal nome in codice di Project Eagle che intende unire la sua storica reputazione di elite alla forza dell’esercito di piccoli investitori e risparmiatori arruolato dalla sua preda. E*Trade porta in dote 5,2 milioni di clienti retail con 360 miliardi di dollari di asset, assieme a una banca online con depositi a basso costo per 56 miliardi grazie ai quali Morgan potrà rafforzare anche attività nei prestiti finora ancillari.

Il business complessivo di wealth management sotto l’ombrello di Morgan, una volta completata la fusione, avrà oltre otto milioni di utenti e attività in gestione stimate in 3.100 miliardi, capace di generare forse il 60% dei profitti del gruppo. Oggi il marchio di Wall Street conta su 15.500 advisers dediti anzitutto a clienti con patrimoni da milioni di dollari. L’anno scorso aveva tuttavia lanciato un servizio online mirato proprio ai risparmiatori meno abbienti e che adesso trarrà vantaggio dal contributo di E*Trade. È un apporto che si farà sentire in particolare nella gestione di azioni per conto dei dipendenti delle imprese americane, che le ricevono come parte dei loro compenso, vero gioiello del broker online: la “nuova” Morgan potrà contare su oltre quattromila clienti corporate e sui 580 miliardi di titoli in tasca ai loro dipendenti.

Per E*Trade la cessione a Morgan rappresenta a sua volta una risposta a interrogativi sul futuro: la crescente concentrazione tra i rivali ha sollevato dubbi sulla sua capacità di tener testa alla concorrenza. Di recente due colossali broker a basso costo, Charles Schwab e TD Ameritrade, hanno unito le forze e tagliato ancora le commissioni. Gorman non ha fatto mistero che, con l’acquisizione che sarà completata entro fine anno, Morgan intende lanciare un guanto di sfida a tutto campo, a nuovi e vecchi avversari, da Schwab a Fidelity e altre banche di prestigio.

Numerosi leader dell’alta finanza, nello sforzo di privilegiare fonti di business sempre meno volatili e pericolose e archiviare i postumi dello shock del 2008, hanno mosso passi in nuove direzioni: JP Morgan e Bank of America hanno puntato su sistemi di pagamento, Goldman Sachs su servizi bancari online e retail. Morgan è stata però tra le più aggressive nelle riforme del modello di business. Nel 2012 aveva rilevato da Citigroup la gestione patrimoniale e il brokeraggio al dettaglio di Smith Barney. È stato un percorso che ha visto le entrate l’anno scorso raggiungere nuovi massimi storici a 41 miliardi di dollari. E soltanto da fine settembre, in un segno della fiducia conquistata finora sul mercato, le sue quotazioni in Borsa sono salite di quasi il 40 per cento.

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