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Morgan Stanley batte le previsioni

Morgan Stanley era l’ultima delle grandi banche americane chiamate alla prova dei conti e non ha deluso. I profitti netti sono saliti del 66% e le divisioni di investment banking, trading e gestione patrimoniale hanno brillato, ma la vera sorpresa è stato il via libera della Federal Reserve a un piano di riacquisto di titoli propri da 500 milioni di dollari, il primo dalla crisi finanziaria del 2008. Il voto di fiducia della Banca centrale americana, convinta che Morgan Stanley sia ben capitalizzata, per gli investitori è la conferma che l’istituto è solido e il baratro di 5 anni fa un lontano ricordo. «È il primo passo di un lungo viaggio» ha detto l’ad James Gorman, aprendo alla possibilità di ulteriori buyback. Tanto è bastato a fare volare il titolo ai massimi da marzo 2011, attorno ai 28 dollari per azione, con un rialzo fino al 6%.
Se la cautela è d’obbligo, data la volatilità dei mercati e l’incertezza sul futuro della politica monetaria americana nonostante le rassicurazioni arrivate dal presidente della Fed Ben Bernanke, i toni sono ottimistici: «La crescita dei fatturati è stata significativa su base annuale nelle nostre maggiori 5 aree di attività e lo stesso vale per la redditività», ha detto ancora Gorman.
I numeri gli danno ragione: nel secondo trimestre Morgan Stanley ha riportato profitti per 980 milioni di dollari, 41 cents per azione, dai 591 milioni, 29 cents per azione, dello stesso periodo del 2012. Sul risultato negativo dell’anno scorso aveva pesato la performance insolitamente debole delle attività fondamentali di intermediazione per conto dei grandi investitori, scoraggiati dal downgrade sul credito deciso a giugno 2012 dall’agenzia di rating Moody’s. Escludendo le voci straordinarie, l’utile del trimestre scorso è stato pari a 45 cents per azione, meglio dei 43 attesi dagli analisti, mentre il fatturato è salito del 26% a 8,33 miliardi di dollari, al di sopra dei 7,89 previsti.
I risultati dell’ultimo periodo includono oneri per 152 milioni di dollari collegati all’acquisto da Citigroup dell’ultimo 35% della joint venture di brokeraggio e gestione patrimoniale Morgan Stanley Smith Barney, creata a gennaio 2009. Per Morgan Stanley arrivare al 100% della divisione era un passo importante per proseguire con il processo di diversificazione delle attività, spostandosi dalle più rischiose a quelle più stabili, se pure potenzialmente meno redditizie. Il via libera per l’acquisto dell’ultima quota è arrivato il mese scorso, «un momento storico», come lo aveva descritto Gorman.
«La cosa più importante da fare era completare l’acquisizione della divisione di gestione patrimoniale. Fatto quello è ora possibile guardare ad altre opportunità per aumentare i ritorni», ha detto il direttore finanziario Ruth Porat. Proprio la divisione di gestione patrimoniale ha messo a segno i risultati migliori, con margini di profitto pari al 18,5%, contro il 12% dello stesso periodo del 2012 e il 17% del primo trimestre, profitti operativi al lordo delle tasse per 655 milioni di dollari (più dei 410 milioni di un anno fa) e un fatturato netto di 3,53 miliardi di dollari, contro i 3,2 miliardi dell’anno scorso e i 3,47 miliardi del primo trimestre.
Le attività di trading nel reddito fisso hanno generato un fatturato di 1,2 miliardi di dollari, in rialzo rispetto ai 771 milioni dello stesso periodo del 2012. Alla fine del trimestre, Morgan Stanley, che ha annunciato un dividendo di 5 cents per azione pagabile al 15 agosto, aveva asset in gestione per 1.800 miliardi di dollari. Il rapporto capitale Tier 1 era al 14,1%, con una componente dell’11,8% rappresentata dal common equity.

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