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Morelli: Mps, il dossier fusioni non è sul mio tavolo

Il Monte dei Paschi va avanti nel suo piano di risanamento senza essere condizionato dal prossimo cambio al vertice del ministero dell’Economia, azionista di riferimento della banca tornata pubblica dopo il salvataggio dello Stato dello scorso anno. Marco Morelli, amministratore delegato di Rocca Salimbeni, parla davanti alla platea del congresso dei bancari della Fabi e osserva che spetterà al nuovo interlocutore istituzionale a via XX settembre, eventualmente, una decisione su una futura aggregazione della banca, tema «che non è sul mio tavolo». Il management a Siena è impegnato nella sfida per raggiungere gli impegni presi dal governo italiano con Bruxelles per avere il via libera agli aiuti di Stato. Impegni che in alcuni casi, secondo il sindacato Fabi, rischiano di «strozzare» la banca e di non farla arrivare ad ottenere i risultati, in termini di utili, ai quali è tenuta. Il sindacato lamenta l’obbligo di chiusura di filiali che sono efficienti e producono utili. Morelli non torna sul punto degli impegni con Bruxelles, afferma di essere concentrato sul far ripartire la banca dopo i lunghi mesi di attesa per il via libera del piano. «Ci credevo un anno fa e ci credo ancora oggi». La banca, aggiunge, «non fa pressioni» sul personale per raggiungere gli obiettivi commerciali e gli oltre 23mila dipendenti del Monte sono coscienti del loro coinvolgimento nella missione «ma certo se la gente se la gente alle 4-5 del pomeriggio va a casa, la banca i risultati non li farà». Al congresso del sindacato prima di Morelli c’è l’esordio di Jean Pierre Mustier che ancora non si fida del suo italiano e sceglie di parlare con l’interprete. Il top manager di UniCredit manda un messaggio di grande fiducia sull’Italia «ci aspettiamo che la crescita prosegua. Ci sarà un governo democratico e l’Italia sarà uno dei campioni d’Europa». Il banchiere dà poi un giudizio generoso anche sul modello della piccola banca di prossimità molto più sviluppato in Italia che in Francia e lascia qualche perplessità in chi lo ascolta quando elogia, trai punti di forza dell’Italia, anche il buon livello della formazione. Attento a schivare le domande sulla politica, Mustier riconosce l’importanza del sostegno dato dal governo Gentiloni alle banche «perché ha eliminato il rischio sistemico» che pesava sul settore .

Gerardo Graziola

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