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Morelli alza il velo sul piano industriale

Comincia oggi la nuova vita del Montepaschi. Il piano industriale dell’amministratore delegato Marco Morelli — discusso in giornata dal consiglio e presentato al mercato domani mattina — mostrerà il possibile volto industriale dell’istituto senese nei prossimi anni. Tutto in funzione del futuro assetto di governance: sia in autonomia, con azionisti stabili che indirizzino la banca, sia all’interno di un altro gruppo bancario.

SvoltePer il momento il board presieduto — ancora per poco — dal dimissionario Massimo Tononi sarà impegnato a rimettere sui binari la banca e offrirla al mercato per l’enorme operazione finanziaria in cantiere da mesi: servono 5 miliardi di nuovo capitale che arriveranno da una richiesta vera e propria denaro fresco al mercato (pare senza diritto di opzione), dalla conversione dei bond subordinati in azioni — forse anche quelli dei clienti retail — e dall’ingresso nell’azionariato di uno o più «anchor investor», cioè di investitori strategici che decidano di affiancare la «banca più antica del mondo» per un pezzo di strada. I nomi sono sempre quelli del fondo sovrano del Qatar e di altri Paesi del Golfo, come il Kuwait. Altro elemento fondamentale del terzo salvataggio sarà la pulizia totale dai 27,7 miliardi di crediti in sofferenza che saranno cartolarizzati e venduti sul mercato per 9 miliardi totali, con una tranche senior da 6 miliardi offerta con la garanzia statale Gacs, una tranche mezzanine da 1,6 miliardi sottoscritta dal Fondo Atlante e ulteriori 1,6 miliardi assegnati agli attuali azionisti Mps come tranche equity della cartolarizzazione stessa, di fatto trasformandola in una «bad bank Mps». In mezzo, un mega-finanziamento ponte da 5-6 miliardi da parte di Jp Morgan, per far partire la cessione degli npl contestualmente all’aumento di capitale.

FiduciaMa per convincere il mercato dell’appetibilità della nuova Banca Mps, Morelli e i suoi advisor Jp Morgan e Mediobanca dovranno raccontare in maniera convincente il nuovo corso. La nuova Mps sarà una banca che riparte da zero, senza sofferenze bancarie e con i crediti deteriorati accanto nati con un livello superiore al 40%, oltre la media del sistema. Di fatto è come se fosse una start up bancaria: in realtà si tratta pur sempre della terza banca del Paese, forte di 5 milioni di clienti, 108 miliardi di impieghi e circa 100 di depositi. Di fatto, «sarà un unicum» sul mercato, racconta una fonte a conoscenza del dossier.

Sarà questa la filosofia del piano industriale che Morelli vorrà raccontare al mercato (secondo uno schema generale approvato già a fine luglio dal board , quando in sella c’era ancora Fabrizio Viola). E che forse qualcuno ha già fiutato, visto che nell’ultima settimana il titolo è schizzato del 58%. Per il mercato sarà interessante confrontarsi con una banca del tutto pulita, perché l’assenza di npl e la «over-marginazione» degli incagli secondo le previsioni degli banchieri al lavoro sul dossier faranno scattare una serie di effetti positivi quasi in automatico. Di solito, quando va in sofferenza un credito deteriorato una banca «normale» deve incrementare l’accantonamento dal 20% di copertura iniziale al 60%, con pesanti effetti sul conto economico a causa del maggior costo del credito. Nella nuova Siena invece l’impatto a conto economico di una sofferenza bancaria sarà molto più basso, sia perché si partirà da una copertura più alta dei deteriorati, sia perché la perdita sulla sofferenza sarà bilanciata, statisticamente, da un credito tornato in bonis. La banca avrà benefici anche nel costo del funding, perché Siena verrà percepita dai depositanti come istituto solido. Da questo risparmio dovrebbe derivare un ampio margine di redditività, visto che oggi Mps è tra gli istituti con il costo del funding più elevato.

TagliCi saranno poi le efficienze operative, a cominciare dagli esuberi (i rumors della vigilia parlano di 3 mila uscite, di cui 1.400 già previste nel vecchio piano), da alcune cessioni ed esternalizzazioni, dalla digitalizzazione, dalla bancassurance , dal maggiore impegno nell’asset management. Ma il grosso degli utili attesi a fine 2019 — si dice saranno numeri alti, se si considera che così com’è Mps nel solo semestre 2016 ha portato a casa 302 milioni di euro — arriveranno dagli automatismi che la pulizia radicale vuole generare. Tanto è vero che le assunzioni di piano sono basate su un livello di tassi che resta sotto zero nei tre anni, senza sperare nella nell’uscita dal Qe di Mario Draghi. Se poi i tassi ripartiranno, per Mps i margini si amplieranno. Sempre che il meccanismo si metta in moto. E non si inceppi lungo la strada.

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