Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Moratorie sui crediti in scadenza l’Italia tratta per evitare il crac

La durata e la virulenza delle varianti di coronavirus costringono i banchieri italiani a un nuovo giro delle sette chiese comunitarie, in cerca di consenso per estendere almeno di sei mesi gli accordi di moratoria su crediti, introdotti un anno fa e già rinnovati tre volte, su 300 miliardi di euro di fidi.
Nel 2020 queste misure sono state uno dei principali “rifornimenti di liquidità” in Italia: 1,4 milioni di persone vi hanno ricorso, congelando crediti per 95 miliardi, e 1,3 milioni di aziende hanno dilazionato 198 miliardi di altri prestiti. Lo conferma anche uno studio della Banca d’Italia di ieri: «È cruciale definire il termine delle moratorie e distribuirne gli effetti nel tempo, perché una quota di nuclei familiari che ne hanno beneficiato potrebbe avere difficoltà a riprendere i regolari pagamenti ». In modo più esplicito il sindacato dei bancari Fabi parla di «rischio default per 2,7 milioni di imprese e famiglie», chiedendo a governo e Banca d’Italia di intervenire «con grande decisione e incisività».
Oggi infatti ci sono seri rischi che da luglio gli istituti debbano accantonare svariati miliardi su crediti congelati che senza moratoria diventano automaticamente “deteriorati”. Tuttavia la videoriunione tra i vertici Abi – il presidente Antonio Patuelli e il dg Giovanni Sabatini – e il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, offre spiragli di ottimismo . Gentiloni avrebbe ascoltato con grande attenzione e consapevolezza le perorazioni dei banchieri italiani. Inoltre la presenza a Palazzo Chigi di un banchiere come Mario Draghi aiuta a rappresentare la posizione delle banche italiane, che più di altre e più a lungo hanno sfruttato le misure di sospensione delle rate, anche in presenza di politiche fiscali meno forti che in altri paesi, dati i vincoli della nostra finanza pubblica. Il rischio di isolamento politico: anche perché la materia è in capo all’Eba, autorità bancaria che non comprende solo i “falchi” del Nord Europa, ma anche quelli britannici, che grazie all’exploit della campagna vaccini sono più vogliosi di far ripartire il ciclo economico.
Difficile, si intuisce parlando ai banchieri italiani, far passare una decisione “politica” che dalla Commissione Ue, per cause di forza maggiore, impegni l’Eba a concedere flessibilità indiscriminata ai crediti sotto moratoria. La strada più praticabile, che l’Italia persegue a braccetto con i tedeschi e la Federazione bancaria europea, è invece innalzare la soglia di onerosità che fa riclassificare i prestiti ristrutturati, in cui ricadono le moratorie. La direttiva Crrd prevede che se una ristrutturazione di credito rincara dell’1% il costo per la banca, questa debba classificarlo non performing . Una cornice sospesa dall’Eba l’anno scorso: ma l’aggiornamento di dicembre, che limitava a moratorie entro i nove mesi l’ulteriore flessibilità, rischiava di non applicarsi a quelle italiane, che stavano già superando la soglia. A gennaio, un quesito riparatore dell’Abi all’Eba ha concesso di contare i mesi partendo dall’ultima proroga, e non dall’inizio degli accordi. Ma la pandemia e le chiusure di attività ora mostrano che la “primavera” slitta sempre più: quindi oggi si lavora ad innalzare dall’1% al 5% la soglia di onerosità della norma, per scongiurare gli accantonamenti, e tenere vivo il credito, anche se le moratorie fossero estese a dicembre.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa