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Moratorie mutui, proroga solo per la quota capitale

Il ministero dell’Economia ha cominciato a mettere a punto le misure per prorogare gli strumenti di liquidità per le imprese che dovrebbero entrare nel decreto legge da approvare entro il mese di aprile. Una prima riunione ci sarebbe stata giovedì scorso – un tavolo al quale prende parte anche il ministero dello Sviluppo economico con il coordinamento di palazzo Chigi – e un primo testo sarebbe al vaglio dell’ufficio legislativo del dicastero di via XX Settembre. Nella forma si tratta di prorogare da fine giugno a fine dicembre moratorie e prestiti garantiti, come previsto dal Temporary Framework della Ue. Nella sostanza potrebbero cambiare diverse cose nelle modalità di adozione. A partire dal fatto che probabilmente si vorrà cominciare a dare il segnale di un inizio di graduale riduzione delle misure di supporto, come ad esempio auspicato dalla Bce.

Moratorie per la quota capitale

Tra questi segnali ci potrebbe essere la scelta di non prorogare le moratorie tout court: quelle coperte da una garanzia pubblica del 33 % hanno un valore di circa 150 miliardi su un totale di 300 miliardi (le restanti sono ai sensi degli accordi tra le varie associazioni di categoria). Queste sospensioni scadono a fine giugno: al vaglio ci sarebbe l’ipotesi di prorogare a fine anno la moratoria solo sulla quota capitale della rata del mutuo o del leasing aziendale. Sinora era consentito sospendere l’intero importo, lasciando libera scelta sul pagamento solo degli interessi. La proroga dello strumento, dunque, obbligherebbe a ricominciare a pagare gli interessi da luglio. I primi calcoli sommari mostrerebbero che gli interessi in media incidono sul 15-20% del valore della rata, per cui la moratoria non coprirebbe più il 100% ma solo l’80 per cento dell’importo da pagare. È chiaro che questo ragionamento non vale per tutti: i piani di ammortamento dei mutui in genere vedono concentrati nei primi anni il pagamento degli interessi (che incidono almeno sul 70 per cento della rata) e quindi verrebbero penalizzati tutti gli imprenditori che hanno acceso i prestiti di recente. L’operazione della moratoria solo sulla quota capitale, d’altro canto, avrebbe un parziale effetto benefico per le banche in riferimento all’impatto delle regole Eba sulle riclassificazioni a Npl (forborne) delle moratorie. Il pagamento degli interessi rappresenterebbe uno strumento a favore, nell’ambito della valutazione della rischiosità del credito in moratoria che gli istituti di credito debbono effettuare, per dimostrare che il cliente è solvibile e che il prestito non deve essere riclassificato. La moratoria solo parziale potrebbe ridurre il costo per lo Stato della proroga di altri sei mesi, che altrimenti imporrebbe un accantonamento di almeno un miliardo.

Prestiti lunghi, garanzia bassa

Il “decalage”, ovvero il segnale di un’uscita graduale dalle misure a supporto delle imprese, potrebbe arrivare anche nell’ambito delle garanzie sui prestiti, il cui prolungamento di altri sei mesi potrebbe costare in termini di bilancio pubblico altri 4,5 miliardi. Una delle ipotesi allo studio sarebbe una sorta di partita di scambio: il prolungamento da 6 a 10 anni della durata per i prestiti sopra i 30 mila euro (per questi ultimi la durata è già stata portata a 15 anni) a fronte di una riduzione della garanzia, che potrebbe scendere dal 90 all’80% o dall’80 al 70% a seconda della diverse tipologie considerate. Per ottenere il via libera al prolungamento di quei prestiti, in ogni caso, il governo deve avviare un confronto preventivo con Bruxelles perché questa eventualità non era prevista dal Temporary Framework. Più difficile, invece, che si riveda al rialzo la soglia dei 30 mila con garanzia al 100%. Un aumento di quell’importo potrebbe consentire alle piccole imprese e piccole attività che avevano richiesto il prestito lo scorso anno e che, a causa del perdurare della pandemia, si trovano di nuovo in crisi di liquidità di poter richiedere, sotto garanzia, il differenziale tra i 25 mila euro iniziali o i 30 mila euro e la nuova soglia. Casi di imprenditori e soggetti privati che hanno dovuto fare ricorso a società finanziarie con tassi di interesse capestro sono già stati registrati. L’individuazione del fabbisogno finanziario per consentire la proroga di sei mesi delle garanzie dovrà camminare di pari passo con il Def, perché gli importi verranno spalmanti su più anni come già fatto nel 2020 con la legge di bilancio (i 4,5 miliardi sono stati spalmati tra il 2022 e il 2026 con cifre annuali variabili tra 500 milioni e 1,5 miliardi).

Patrimonializzazioni

Non c’è evidenza del fatto che nel decreto di aprile possano trovare posto misure di supporto pubblico per ricapitalizzare le imprese. Come la conversione in capitale dei prestiti garantiti dallo Stato,prevista del Temporary framework, ma che il Mef non vede di buon occhio per l’impatto sul deficit. Minore impatto sul deficit avrebbe il credito di imposta sulle operazioni di aumento di capitale, l’Ace rafforzata auspicata sia dall’Abi che da Confindustria. Il Mef per ora resta freddo, ma dell’esigenza di intervenire già con il prossimo decreto sarebbe convinto il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

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