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Moratoria sui debiti già concessa a 190mila imprese

di Rossella Bocciarelli

A fine dicembre hanno superato quota 252mila le domande di sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese. Lo ha reso noto ieri il Ministero dell'Economia, che ha pubblicato i risultati al 31 dicembre 2010 sull'applicazione dell'"Avviso comune" relativo alla moratoria dei debiti delle pmi siglato all'inizio di agosto del 2009, nel pieno della crisi finanziaria e scaduto a fine gennaio 2011. Nel dettaglio, le domande inoltrate dalle aziende hanno raggiunto quota 252.134.

Tenendo conto dei tempi di istruttoria (circa 30 giorni), in base ai calcoli del ministero sono state accolte fino a dicembre quasi 190mila domande, per un debito residuo di oltre 56 miliardi di euro, mentre le domande non accolte sono state poco più di 7.100 e la liquidità aggiuntiva generata per le imprese è intorno ai 13, 5 miliardi.

Nelle scorse settimane – ricorda inoltre la nota di via XX settembre – è tornato a riunirsi, al Ministero dell'Economia, il tavolo tecnico in cui sono rappresentati tutti i firmatari dell'Avviso Comune, che ha monitorato la moratoria sin dalla sua entrata in vigore. Al termine degli incontri è stato raggiunto un accordo su nuove iniziative per il credito alle pmi, che verrà sottoscritto ufficialmente al Ministero dell'Economia, alla presenza del ministro, Giulio Tremonti, mercoledì prossimo 16 febbraio. Gli elementi centrali dell'intesa raggiunta sono quattro. Il primo interessa le Pmi che non hanno ancora usufruito della moratoria e che avranno la possibilità, fino al 31 luglio 2011, di chiedere una moratoria di un anno .

Il secondo punto della nuova intesa raggiunta al ministero riguarda le aziende che hanno già usufruito della moratoria: per esse si profila la possibilità di un allungamento della durata del mutuo, di due o tre anni, con una rata più contenuta (a condizioni leggermente differenziate a seconda si tratti di mutui chirografari o ipotecari).

Per le aziende che chiederanno di allungare la durata del mutuo e riterranno opportuno anche coprirsi dal rischio tassi sarà possibile chiedere alla banca che ha sottoscritto il nuovo accordo di avere a disposizione uno strumento finanziario per la copertura (in pratica, si potrà valutare la possibilità di passare dal tasso variabile a un tasso fisso o a un variabile con il "cap" come già accade per i mutui alle famiglie).

Infine, il quarto punto dell'intesa riguarda la crescita della capitalizzazione aziendale. Se un imprenditore mette nella sua azienda una certa quantità di capitale, la banca potrà intervenire per parte sua non più, come recitava il testo originario dell'avviso comune, con un finanziamento per un ammontare multiplo di quella somma, ma in un rapporto adeguatamente proporzionato (potrà essere in un rapporto di uno a uno o anche un finanziamento pari alla metà del capitale fresco apportato all'azienda).

Si è constatato infatti che la precedente formulazione era troppo rigida e poteva produrre effetti indesiderati per le aziende.

Molto probabilmente nell nuovo accordo che vedrà la luce ufficialmente mercoledì prossimo, la Cassa Depositi e prestiti dovrebbe fornire dei fondi alle banche per far sì che i finanziamenti "allungati" nel tempo avvengano a condizioni più favorevoli rispetto a quelle prevalenti sul mercato.

In alternativa, a fronte dell'allungamento del mutuo potrà essere prevista anche la richiesta di garanzie al Fondo centrale di garanzia per le pmi istituito presso il ministero dello Sviluppo. In tal modo la ristrutturazione del prestito potrebbe essere effettuata al tasso contrattuale e non a quello di mercato.
 

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