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Moratoria, ecco il piano delle banche

  di Sergio Bocconi

 MILANO— Le bozze circolano in modo informale e probabilmente fotografano uno stato di avanzamento dei lavori suscettibile di progressivi cambiamenti. Ma già da queste versioni del «Patto per la crescita, misure per il rilancio delle imprese e per l’uscita dall’Avviso comune» , si capisce come potrebbe configurarsi l’accordo sui debiti fra banche e piccole imprese che dovrà subentrare alla moratoria in scadenza il 31 gennaio dopo il «no» alla proroga da parte del ministero dell’Econonia. Le bozze, o meglio riflessioni di lavoro di matrice soprattutto bancaria preliminari alla discussione che coinvolgerà le associazioni di categoria, da Abi, Confindustria e Confagricoltura, fino a quelle che fanno parte di Rete imprese Italia (Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani), prevedono un «Patto per la crescita» basato su due ordini di misure che consenta l’uscita dall’ «Avviso comune per la sospensione dei debiti» . Cioè dalla moratoria che ha riguardato 180 mila piccole e medie imprese (valutate secondo i criteri europei, quindi fino a 255 dipendenti) per un controvalore di finanziamenti pari a 54 miliardi. Il nuovo accordo, si legge nella prima e in modo più sintetico nella seconda bozza, è finalizzato al «riequilibrio della struttura finanziaria e all’ampliamento dell’accesso al credito» ed è destinato «alle imprese sane e con prospettive di crescita» «indipendentemente dal fatto che abbiano beneficiato o meno» della moratoria. Un perimetro che è ancora oggetto di riflessione, come si può ben notare dal fatto che nella seconda versione l’estensione a tutte le piccole e medie aziende è indicata come suscettibile di variazione. Il punto è delicato perché l’ampliamento dei soggetti interessati pare aver destato preoccupazioni fra i rappresentanti delle piccole imprese: alcune misure sono allo stato subordinate alla presentazione di nuove garanzie pubbliche o private, dove per garanzie pubbliche il riferimento prioritario (nella prima pozza) è il Fondo di garanzia, per il quale è previsto uno stanziamento annuale pari a 350 milioni fino al 2013. Le misure ipotizzate sono interventi finanziari finalizzati a due obiettivi: favorire il riequilibrio della struttura finanziaria; promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività. Il primo ordine di interventi comprende l’allungamento della durata dei finanziamenti a medio-lungo termine, il consolidamento dei debiti a breve e la copertura del rischio di rialzo dei tassi di interesse. Per quest’ultima misura nella prima bozza vengono ipotizzati «strumenti derivati caratterizzati da strutture semplici e con un elevato standard di chiarezza» . Nella seconda invece del riferimento al termine «derivati» , strumento sgradito ai "piccoli", si parla più genericamente di «strumenti di gestione del rischio di tasso, semplici e di immediata comprensione per la clientela» . Per la ripresa invece sono previsti il finanziamento al circolante e quello connesso ad aumenti di capitale. Questi spunti di riflessione saranno oggetto di dibattito: il punto di partenza è la congiuntura ancora debole e il persistere di problemi di liquidità per le imprese; l’obiettivo è superare le criticità una volta scaduta la moratoria. E ciò non può che essere un traguardo comune.   

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