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Moratoria dei prestiti, richiesta più semplice per le proroghe

La proroga della moratoria garantita dallo Stato non sarà più un automatismo ma dovrà essere l’impresa a segnalare alla banca l’intenzione di proseguire la sospensione. Questo processo, però, dovrebbe essere semplice: non dovrà essere fatta una nuova richiesta formale, ma una semplice comunicazione all’istituto di credito (possibile che basti anche una mail). È questa una delle modifiche che dovrebbe trovare spazio nella nuova formulazione del decreto Sostegni bis, nella parte dedicata alla misure a supporto della liquidità delle imprese.

Un altro passaggio cruciale al vaglio dei tecnici del ministero per l’Economia riguarda il meccanismo di allungamento della durata dei prestiti a fronte della riduzione della garanzia. Nel testo pubblicato la scorsa settimana era previsto un allungamento da 6 fino a 8 anni; in questo caso la garanzia pubblica scende dal 90 al 70 per cento; se si opta per i 10 anni la copertura scende fino al 60 per cento. Un sistema che ha creato allarme tra le imprese per le complicazioni che potrebbero sorgere soprattutto nelle operazioni di ristrutturazione del debito. Il testo diffuso nei giorni scorsi non fa distinzione tra prestiti richiesti ai fini di liquidità e operazioni di ristrutturazione.

Il decreto Liquidità prevede la possibilità di riscadenzare il prestito portandolo sotto la garanzia pubblica e allungando la durata assieme a nuova finanza per almeno il 10 per cento del valore del prestito ristrutturato. Se il riscadenzamento del debito supera i 6 anni la garanzie, stando alle nuove norme, dovrebbe scendere al 70 per cento e questo disincentiverebbe le ristrutturazioni. Così come chi già ha un prestito garantito al 90% con scadenza 6 anni, se allunga la durata si vede ridurre la copertura. La modifica al vaglio del ministero dovrebbe introdurre il meccanismo di riduzione delle garanzie solo per chi chiede nuovi finanziamenti dopo il 30 giugno 2021 e sarebbero escluse le ristrutturazioni.

E ancora. Un altro passaggio controverso riguarda lo spostamento sotto il cappello delle garanzie di Sace di una serie di Pmi che sinora avevano accesso al fondo di garanzia per le Pmi, il quale prevede procedure più semplici.

Il testo dei giorni scorsi stabiliva che la dizione «imprese con un numero di dipendenti non inferiore a 250 e non superiore a 499» che definiva chi aveva diritto di accedere alle garanzie del fondo fosse sostituite dalla dizione «imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499, determinato sulla base delle unità di lavoro anno e non riconducibili alle categorie di imprese di cui alla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese». Quest’ultima definizione nei fatti ha escluso dall’accesso al fondo le Pmi che non ricadono nella definizione europea e le imprese agricole.

Nel testo che andrà all’approvazione del consiglio dei ministri dovrebbe invece essere confermate le norme che consentono di ampliare l’accesso al fondo Consap per i mutui per la prima casa ai giovani entro i 36 anni (acquisto senza anticipo) fino a metà 2022 e l’estensione dell’accesso al fondo Gasparrini per le moratorie anche alle partite Iva fino alla fine del 2021. Altri aspetti che saranno confermati sono l’introduzione dell’Ace innovativa, l’agevolazione fiscale per le imprese che eseguono aumenti di capitale e che può essere trasformata in credito di imposta nel 2021.

Le associazioni bancaria e imprenditoriali nei giorni scorsi avevano chiesto che fossero equiparate «le condizioni di accesso alla Garanzia Italia a quelle previste per il Fondo di garanzia Pmi e ampliata la possibilità di accesso alle misure di sostegno alla liquidità anche alle imprese ammesse a piani di ristrutturazione prima dell’avvio della pandemia e che si sono trovate in difficoltà a rispettare tali piani a seguito degli effetti della pandemia».

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