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Moody’s taglia il rating di Carige test Bce a rischio

Milano
La mannaia più pesante si è abbattuta su Carige: l’aumento da 800 milioni, deciso prima che si concluda l’esame Bce, l’ormai famigerata asset quality review (la revisione degli attivi) potrebbe non bastare. Il durissimo giudizio è arrivato ieri da Moody’s: l’agenzia di rating ha ridotto il punteggio di Carige, da B3 a Caa1, mentre le prospettive (l’outlook) restano negative. «Il downgrade – spiega la nota – è stato determinato dalle perdite riportate da Carige nel quarto trimestre del 2013, che aumentano il rischio di fallire l’asset quality review e potrebbero rendere necessario un aiuto esterno». Il rischio insomma è che Carige, anche post-aumento, non riesca a raggiungere i livelli di patrimonializzazione richiesti dalla Bce.
Nel frattempo a Genova non resta che sperare in nuovi soci, disposti a mettere mano al portafoglio e a scommettere sulla banca. Azionisti magari contagiati dall’entusiasmo di Black-Rock per le banche italiane: ove il fondo Usa avesse voglia di fare ancora shopping, non avrebbe che l’imbarazzo della scelta. A partire da Bpm, che deve realizzare un aumento da 500 milioni e nel frattempo di azionisti di riferimento ne sta perdendo più d’uno: Raffaele Mincione a parte, se ne sono andati prima l’Investindustrial di Andrea Bonomi, poi il Crédit Mutuel, che nella Bpm era entrato ai tempi di Roberto Mazzotta e dopo dieci anni ha gettato la spugna. Sabato, in assemblea, si vedrà quanto pacificati sono davvero gli animi: i soliti rumors — che abbondano sempre a Piazza Meda — parlano di rapporti non sempre idilliaci (che gli interessati negano) tra il presidente del Cds Piero Giarda, e il presidente della gestione, Mario Anolli; così come altri sostengono che la componente dei soci non dipendenti, capitanata da Piero Lonardi, sia insoddisfatta dalla riforma dello Statuto (che assegna un solo posto alle minoranze che rappresenta).
Sabato sarà il giorno della verità anche per l’assemblea Bper: l’amministratore delegato Luigi Odorici non è in scadenza, ma le scommesse sono per un ruolo di altrettanto rilievo per il consigliere cooptato a fine 2013, l’attuale vice direttore generale Alessandro Vandelli. Anche per Bper il vero nodo è l’aumento di capitale — se farlo o meno, e probabilmente sì — ma anche se presentare un’offerta per la popolare dell’Etruria (alla cui due diligence sta partecipando anche la popolare di Vicenza): offerte attese per venerdì. La banca aretina non naviga in buone acque e rinnoverà il cda all’assemblea del 4 maggio (tra i consiglieri che dovrebbero essere riconfermati c’è anche Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, Maria Elena).
La lista degli istituti in cerca d’autore (e di sottoscrittori per i suoi aumenti) non è finita. Naviga in acque perigliose anche Veneto Banca, che ieri in un cda ha posto l’obiettivo di utile netto di 222 milioni nel 2016, dopo ricavi di 1,14 miliardi e un «rafforzamento del proprio ruolo di gruppo bancario autonomo, leader nei territori di elezione». Ma il piano triennale potrebbe essere curato da un altro vertice, dopo i rilievi Bankitalia.
Nel complesso, comunque, le banche cominciano a registrare i primi segnali di ripresa: ieri Unicredit ha confermato il target di erogazione di crediti per 120 miliardi entro il 2018 e, per i primi due mesi 2014, ha registrato una buona richiesta di prestiti.
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