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Moody’s taglia il rating di 15 banche mondiali

Moody’s ha tagliato i rating delle grandi banche globali, citando la loro esposizione alle tensioni sui mercati dei capitali, alla crisi dell’euro come alla debolezza dell’economia americana, in particolare il mercato immobiliare, e anche a sfide nella gestione del rischio. L’agenzia americana di valutazione del credito ha declassato in tutto quindici tra istituti statunitensi ed europei, abbassando i rating da un minimo di uno a un massimo di tre gradini.
Tra i marchi della finanza mondiale Credit Suisse, la seconda banca svizzera, è stata punita con la revisione più severa, un taglio di tre gradini. Un declassamento di due gradini ha invece colpito dieci istituti, Deutsche Bank, Bnp Paribas, Credit Agricole, Ubs, Barclays, Royal Bank of Canada, Morgan Stanley, JP Morgan, Goldman Sachs e Citigroup. Ridimensionate di un gradino sono state altre quattro banche, Bank of America, Hsbc, Royal Bank of Scotland e Societe Generale.
L’intervento di Moody’s – ribattezzato negli Stati Uniti Downgrade Day, il giorno del declassamento, perchè a lungo atteso – conclude un riesame iniziato a metà febbraio che aveva messo nel mirino 17 banche e aveva già portato al declassamento di un gradino della giapponese Nomura e dell’australiana Macquarie. Al momento dell’avvio dell’esame, l’agenzia aveva ammonito che «la redditività di lungo termine e le prospettive di crescita di queste società è diminuita» davanti a un cocktail di fattori che comprendeva aumenti nei costi di finanziamenti, strette di regolamentazione, opacità dei rischi, interconnesioni globali e problemi di fiducia. Il tono non è cambiato ieri, al momento dell’annuncio del downgrade collettivo: «Tutte le banche coinvolte hanno significativa esposizione alla volatilità e al rischio di elevate perdite inerenti a attività sui mercati dei capitali», ha scritto Greg Bauer, managing director di Global Banking per Moody’s.
Una delle sorprese maggiori e degli esiti attesi con maggior ansia è stato il giudizio sull’americana Morgan Stanley: il taglio di due gradini è stato meno drastico di quanto ipotizzato. Morgan Stanley ha adesso un rating di Baa1, tre voti sopra i bond “spazzatura”. JP Morgan, scesa ad A2, ha di recente subito perdite per scommesse sui derivati che potrebbero raggiungere i cinque miliardi di dollari, ma non è immediatamente chiaro se questo abbia influenzato il giudizio.
Certo è che i declassamenti hanno un impatto sull’andamento delle banche, che si sono sforzate di convincere Moody’s di essersi rafforzate per limitare i tagli: le costringono a fornire maggiori garanzie, ad esempio in relazione a operazioni sui derivati, e aggravano i costi dei loro finanziamenti. Credit Suisse ha stimato che un taglio di tre gradini del suo rating le costerà circa 4,7 miliardi di dollari. Morgan Stanley, prima dell’annuncio, aveva calcolato un costo di quasi dieci miliardi nel caso di un declassamento delle medesime proporzioni. E il suo amministratore delegato James Gorman era stato tra i più aggressivi nel denunciare preventivamente come “scioccante” un eventuale taglio di tre gradini del suo istituto, preoccupato per il danno alla reputazione della banca oltre che al business. Anche banche meno penalizzate quali Citigroup, nel clima di scetticismo che ancora circonda il mondo dell’alta finanza, hanno alzato il tiro contro Moody’s: in un comunicato Citi ha affermato di essere «in completo disaccordo con l’analisi del settore bancario da parte di Moody’s», di ritenere l’analisi dell’agenzia «rivolta al passato» e di considerare il proprio downgrade «arbitrario e ingiustificato».

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