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Moody’s sull’operazione Chrysler «Debito Fiat sotto osservazione»

MILANO – Venerdì scorso ha confermato il rating di Chrysler. Ieri ha messo sotto osservazione quello di Fiat per un possibile declassamento. Moody’s non pone in discussione il fatto che la «cassa» del Lingotto sia sufficiente a far fronte alle esigenze del 2014. Dopo l’annuncio dell’accordo con Veba, che dal 20 gennaio consentirà a Torino di salire al controllo totale del gruppo di Detroit, teme tuttavia che «l’acquisizione possa indebolire in misura sensibile la liquidità della compagnia in un momento in cui ha ancora un cash flow negativo».
È Falk Frey, senior vicepresident dell’agenzia e capo analista per Fiat, a spiegare così le ragioni della messa sotto osservazione per l’eventuale downgrade dall’attuale livello di Ba3. Una mossa contraria a quella annunciata da Fitch, che giovedì della settimana scorsa aveva escluso «impatti immediati» dal passaggio al 100% di Chrysler, ma che rispecchia alcuni timori degli stessi mercati. Ieri i titoli del Lingotto, premiati da un rialzo del 16% il giorno dell’intesa, hanno vissuto un’altra seduta di realizzi. Parziali e contenuti — calo dell’1,6% — e però almeno in parte motivati dalle preoccupazioni sulla gestione del debito complessivo e da alcune incertezze rispetto all’accesso totale all’ingente liquidità di Chrysler (circa 10 miliardi di euro).
Non sono insomma del tutto bastate, almeno fin qui, le rassicurazioni del Lingotto e le stesse modalità del pagamento a Veba. I 4,3 miliardi di dollari che saranno incassati dal fondo sanitario della United Auto Workers sono, in larga misura, finanziati direttamente da Chrysler: l’esborso «in conto» Fiat — che comunque rinuncia alla propria quota di dividendo straordinario, la parte più consistente dell’assegno a carico di Auburn Hills — è limitato a 1,7 miliardi di dollari. E’ perciò che Sergio Marchionne e John Elkann hanno potuto rassicurare: Torino non avrà bisogno di aumentare il capitale. La stessa Moody’s, mettendo sotto esame emissioni per un totale di 11,7 miliardi di euro, riconosce che per l’anno in corso le risorse «in casa» non dovrebbero essere un problema (ma in osservazione c’è anche l’inversione di tendenza del mercato brasiliano): «Riteniamo che il cash rimanente, le linee di credito non utilizzate e il cash flow generato dovrebbero essere sufficienti a permettere a Fiat di far fronte alle proprie esigenze di cassa nel 2014». Già però, in vista della fusione e della successiva quotazione Wall Street, di aumento di capitale del nuovo gruppo si parla. Come pure — in attesa, oppure in alternativa, o in aggiunta all’eventuale aumento in fase di offerta pubblica — di un possibile prestito convertibile o convertendo (in questo caso con un pool di banche internazionali). E’ su questo e sull’accesso alla liquidità di Chrysler, più che sul nuovo record di vendite mondiali messo a segno dal marchio Jeep, che si concentra oggi l’attenzione dei mercati. Aspettando Marchionne e quel che dirà lunedì dal Salone di Detroit.

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