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Moody’s: sotto esame il rating Usa

di Mario Platero

Anche il rischio America è nel mirino: da Moody's è arrivato un nuovo avvertimento agli Stati Uniti, questa volta sul debito: l'agenzia di rating ha posto formalmente sotto osservazione per un possibile declassamento il suo voto massimo di Aaa sui bond governativi americani, citando la “crescente possibilità che il tetto sul debito non venga alzato nei tempi necessari”. E le notizie dal fronte politico non sono rassicuranti: i litigi a Washington hanno creato ieri ulteriori incertezze per un compromesso sui tagli alla spesa da trovare entro il 2 agosto quando scadrà il tetto sul debito americano. Moody's ha precisato che il rischio per Washington è di un default temporaneo, che tuttavia spingerebbe l'agenzia probabilmente a ritirare il suo attuale rating, riducendolo a Aa.

In questo contesto Ben Bernanke ha cercato di rassicurare: la Fed è pronta a intervenire per sostenere l'economia se dovesse verificarsi la combinazione di una debolezza della congiuntura e un pericolo di deflazione. In sostanza, la Fed potrebbe avere già nel cassetto, pronto per l'intervento, un QEIII, un nuovo "quantative easing" per iniettare liquidità sul mercato attraverso l'acquisto di titoli del Tesoro americano. L'ultima manovra di questo genere si è chiusa a giugno, non doveva ripetersi e ha portato un'iniezione di liquidità complessiva di 600 miliardi di dollari destinati a sostenere una crescita. «La disoccupazione scenderà solo gradualmente e l'inflazione rallenterà – ha detto Bernanke ieri ai deputati della commissione Servizi finanziari alla Camera -, non sappiamo quale sarà la direzione dell'economia e dunque dobbiamo tenere tutte le opzioni aperte».

Bernanke ha parlato di tre opzioni: una ulteriore riduzione di 25 punti base del costo del denaro sull'interbancario, già fissato fra lo 0 e lo 0,25%, una manovra questa che avrebbe ben pochi risultati visto che su certi livelli l'impatto di tassi di interesse sull'economia diventa pressoché nullo. Un'altra ipotesi potrebbe essere rinnovare alcune scadenze di titoli in portafoglio, la terza è un "quantitative easing", la misura in assoluto più efficace dal punto di vista teorico.

Il presidente della Fed è molto preoccupato dalle conseguenze della manovra restrittiva per ridurre il disavanzo pubblico americano in discussione fra Casa Bianca e Congresso. Da una parte chiede l'accordo per tagliare il disavanzo «insostenibile» e di aumentare il tetto sul debito «pena una calamità», dall'altra non vuole soffocare la crescita. L'accordo proposto non è dissimile da quello formulato fra Bill Clinton e Alan Greenspan: se taglio tu allenti. Dei punti illustrati da Bernanke uno è scontato: l'economia è debole, il tasso di disoccupazione è salito al 9,2% in giugno e il numero di nuovi salariati dipendenti è stato di appena 18mila unità «il problema più serio che vediamo è sulla domanda al consumo», ha detto ancora Bernanke. E i consumi rappresentano circa i due terzi del processo di crescita americana. Potrebbero esserci dubbi sull'inflazione, ma in queste condizioni di debolezza un pericolo di ritorno della deflazione prevale. Si tratta dunque di attendere. Ma il segnale è stato preso bene dal mercato: il Dow Jones ha chiuso in leggero rialzo, dello 0,19% a quota 12.470. Non uno strappo decisivo, ma un segnale: le parole del "pompiere" Bernanke sono piaciute a Wall Street.

 

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