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Moody’s rialza a «stabile» l’outlook delle banche italiane

Migliorano le prospettive per le banche italiane. L’agenzia di rating Moody’s ha passato a “stabile”, da “negativo”, l’outlook del settore creditizio grazie alla riduzione degli spread e dei rendimenti,che ha ridotto i costi di finanziamento e migliorato i ratios patrimoniali, e al progresso nella pulizia dei bilanci.

È un risultato incoraggiante, che segnala anche il mutato clima economico del Paese, ma la qualità degli attivi delle banche italiane – sottolinea Moody’s nel suo rapporto – «resta molto più debole di quella della maggior parte dei partner europei», mentre la loro «dipendenza dai finanziamenti della Banca centrale europea è ancora la più alta nell’area euro».

La banche italiane fanno infatti ampio ricorso alla Bce non tanto per rifornirsi di liquidità, che resta ampia, quanto per migliorare una redditività ancora debole per le perdite su prestiti e i costi operativi ancora elevati malgrado «recenti iniziative di ristrutturazione». L’abbassamento dei rendimenti di BoT e Btp e degli spread ha aiutato le aziende di credito nella loro ricerca di fonti di finanziamento a costi inferiori e, aumentando il valore dei titoli di Stato in portafoglio – che sono pari a 441 miliardi, il 9% degli attivi – ha portato a un miglioramento dei requisiti patrimoniali.

Si è inoltre ridotto il peso dei non performing loans. I crediti deteriorati lordi dovrebbero scendere a fine anno al di sotto dell’8% del totale, da un massimo del 17% nel 2015, e calare ulteriomente l’anno prossimo. La media europea è però molto più bassa, e pari al 3%, e solo Grecia (39%), Cipro (21%) e Portogallo (9%) presentano una situazione peggiore di quella italiana.

Spread più bassi e minori crediti in difficoltà portano comunque gli analisti di Moody’s, guidati da Fabio Iannò, a prevedere una redditività «stabile o leggermente migliore nel 2019 e nel 2020», sostenendo in questo modo una solidità patrimoniale garantita anche da cuscinetti (buffers) «confortevoli». Il vero problema è la forte volatilità dei ratios in dipendenza dell’andamento dei titoli di Stato, sia per il loro peso sugli attivi, sia per l’assenza di «una coerente politica economica» che possa ridurre il debito pubblico. Secondo le stime di Moody’s, lo strappo dello spread a 300 punti base, nel 2018, ha compresso il rapporto Cet1 (fully loaded)- il patrimonio di base Tier 1 sugli impieghi ponderati per il rischio – di un ammontare compreso tra 43 e 55 punti base. Le banche maggiori hanno rimodulato i loro attivi per ridimensionare le vulnerability, ma gli stress test di Moody’s – particolarmente severi e “improbabili” – continuano a segnalare una resilienza agli shock del sistema bancario più debole di quella degli altri Paesi.

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