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Moody’s, lettere e dichiarazioni mandano lo spread in altalena

Guardando semplicemente la chiusura della Borsa di Milano (-0,60%) e dello spread (306 punti base contro i 315 di venerdì sera) verrebbe da pensare che ieri non sia accaduto quasi nulla. Invece, come in quelle partite che finiscono 4 a 4 con continui capovolgimenti di risultato, è successo di tutto. L’apertura è stata quasi euforica, con lo spread sprofondato a 283 punti base e Piazza Affari in volata del 2,03% alle 9 del mattino. Poi è arrivato il cambio di umore, tanto che alle 15 lo spread è tornato a 308 punti base e la Borsa in calo dello 0,79%. Infine il clima si è rasserenato di nuovo. Ma per poco. Oscillazioni violente, insomma, guidate da un elemento che accompagnerà la Borsa almeno per tutta la settimana: l’incertezza. È incerto l’esito del braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. È incerto il testo finale della Manovra. È incerta la tenuta del Governo. È incerto il giudizio in arrivo venerdì da Standard & Poor’s. E quando c’è incertezza, regna la volatilità.
I perché del rimbalzo
In mattinata di motivi per rimbalzare Borsa e spread ne avevano tanti. Il primo era il giudizio arrivato venerdì notte da Moody’s, che ha declassato l’Italia a un passo da «spazzatura» (Baa3) mantenendo stabili le prospettive future. Questo ha rasserenato non poco i mercati, perché significa che il debito pubblico italiano non diventerà «spazzatura» a breve. Se l’Italia venisse declassata ancora di un gradino, molti fondi che possono detenere solo titoli con rating «investment grade» sarebbero infatti costretti a vendere i BTp nell’arco di qualche mese. E dato che l’Italia ha un debito grande, che rappresenta circa il 17% degli indici europei, le vendite avrebbero potuto essere massicce: Goldman Sachs calcola vendite obbligate per qualcosa come 100 miliardi di euro. Per fortuna il rating si è fermato nell’ultimo gradino del campo «investment grade» e, dato che Moody’s ha indicato prospettive «stabili», da qui non dovrebbe scendere almeno nel medio termine. Questo da un lato ha rasserenato gli animi. Dall’altro ha obbligato tutti gli speculatori al ribasso a “ricoprirsi”: cioè a chiudere le posizioni ribassiste in fretta e furia. Ecco perché in mattinata lo spread è crollato così velocemente e la Borsa è volata.
Anche perché nel weekend erano emerse altre indicazioni che avevano rasserenato gli animi. La prima – come segnalano gli economisti di Commerzbank – è che si è capito che il Governo non sta per cadere. Negli ultimi giorni della settimana scorsa, tra una “manina” e l’altra, questo rischio sui mercati era percepito forte. Sebbene questo Governo non sia particolarmente gradito al mercato, una sua crisi con l’ipotesi di elezioni nel caos sarebbe molto meno gradito. Dunque anche questo ha contribuito a rasserenare gli animi. Ma, più di tutto, hanno contribuito le parole di molti esponenti del Governo, che hanno assicurato che l’Italia non intende uscire dall’euro.
E dato che questa è la preoccupazione maggiore per gli investitori, le rassicurazioni hanno calmato i mercati.
I perché del peggioramento
La tregua è però durata poco perché gli occhi del mercato sono ben presto andati su altro: sul braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. «Pensiamo che il rischio di escalation stia crescendo», scrivevano ieri mattina gli economisti di Barclays. Questo preoccupa, perché un’escalation del conflitto tra Italia e Commissione europea, oltre ad aumentare il grado di incertezza, è sempre vista dal mercato come una maggiore probabilità di Italexit. A dispetto delle smentite ufficiali, il timore (mai sopito) è che alla fine l’uscita dell’Italia dall’euro arrivi anche solo incidentalmente. Per questo sono state molto rassicuranti le parole del Premier Conte che, poco prima di pranzo, ha detto che il deficit al 2,4% è da intendere come un «tetto massimo»: alle orecchie del mercato questa è apparsa come una dichiarazione conciliativa verso Bruxelles. Ma questa sensazione è stata subito offuscata da un’altra affermazione, questa volta da parte di Matteo Salvini: «Non indietreggiamo di un millimetro». Così l’incertezza è tornata. Ma in serata (a mercati chiusi) ha contribuito il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno a stemperare gli animi, dicendosi fiducioso su un accordo.
Insomma: fin tanto che non si trova la quadra sulla manovra, il mercato resterà volatile. In attesa anche di un altro evento: venerdì prossimo, ancora in serata, sarà Standard & Poor’s a esprimersi sull’Italia. E il rischio è lo stesso che riguardava la decisione di Moody’s: quanto vicina al livello «spazzatura» finirà l’Italia?

Morya Longo

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