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Moody’s fa il contropelo a Pechino

di Elisabetta Iovine  

Sul debito pubblico cinese si abbatte la scure dell'agenzia di rating Moody's. Il governo di Pechino è accusato di sottostimare la reale entità dell'indebitamento degli enti locali. Una bomba a orologeria, che secondo alcuni osservatori rischia di portare il totale del debito cinese a oltre l'80% del pil (si veda ItaliaOggi del 1° luglio).

L'agenzia americana ha riferito che i resoconti ufficiali dimenticano una fetta del debito, pari a 375 miliardi di euro.

Il rapporto di Pechino parlava di 1.148 miliardi di euro, ma Moody's evidenzia che non sono stati presi in considerazione i prestiti non garantiti direttamente dalle collettività locali ma da attori collaterali o da aziende legate allo stato. Essi erano stati sottoscritti per avviare i faraonici progetti infrastrutturali pubblici, visti come il rimedio alla crisi mondiale scattata nel 2008, attraverso una forma di garanzia implicita da parte di Pechino. In tutto si arriverebbe a 1.523 miliardi.

Per arrivare al traguardo senza rimanere vincolati al tetto massimo di debito fissato, gli enti locali avevano creato piattaforme giuridicamente distinte: in tutto oltre 6.500. Gli esperti spiegano che questi veicoli di finanziamento sono in realtà pericolosi, perché hanno permesso di ottenere in prestito grosse somme di denaro senza alcuna responsabilità. Negli ultimi anni questi strumenti si sono diffusi a macchia d'olio.

È vero che il livello di indebitamento della Cina è lontano da quello degli Stati Uniti e del Giappone (che ammonterebbe, secondo Moody's, al 36% del prodotto interno lordo), ma la questione è di ordine qualitativo più che di quantità. Il volume dei crediti locali che non possono essere onorati è compreso tra l'8 e il 12% del totale rispetto al precedente 5-8%: un fardello destinato a pesare sempre più sulle banche.

Ormai si comincia a discutere delle modalità con le quali affrontare il problema. Andrew Batson, esperto della società Dragonomics, sottolinea che è ancora difficile sapere con precisione come questi debiti toccheranno gli istituti bancari: la parte di crediti dubbi è ancora sconosciuta, anche se le stime ufficiali indicano una percentuale del 20%. Ma, soprattutto, per il momento non c'è l'accordo politico sulla ripartizione dei costi tra banche e governo centrale.

Pechino ha già annunciato un'operazione di pulizia delle piattaforme di finanziamento degli enti locali. Ma, in attesa di tale provvedimento, alcune realtà rischiano di deragliare. Il settimanale economico Caixin ha riferito che la società pubblica delle Autostrade di Yunnan, una provincia meridionale del paese asiatico, ha fatto sapere ai suoi creditori che avrebbe pagato soltanto gli interessi sul suo debito di quasi 10 milioni di euro. Il rischio di default è sempre più concreto.

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