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Moody’s da che pulpito viene il voto

di Maria Teresa Cometto

Le agenzie di rating devono continuare a migliorare la qualità della loro analisi e la trasparenza delle loro comunicazioni» . Lo dice Moody's, la più antica (nata nel 1909) e quella con la maggior quota di mercato rispetto alle concorrenti Standard &Poor's e Fitch. Quella anche che lo scorso mese ha dato il «la» a una raffica di vendite in Borsa dei titoli delle banche italiane, considerate a rischio di declassamento del voto sulla loro stabilità finanziaria, dopo che la stessa Moody's aveva avvertito i mercati di voler rivedere il giudizio sui titoli di Stato italiani e possibilmente abbassarlo. Appello Questo appello alla trasparenza sta nelle conclusioni di un «commento speciale» pubblicato lo scorso marzo — «Il ruolo dei credit rating nei mercati creditizi» — in cui Moody's cerca di difendersi dalle accuse che i suoi voti sul rischio di un'obbligazione (la possibilità che non vengano ripagati i suoi interessi o rimborsato il capitale) siano inutili o addirittura dannosi, visto il fallimento (default ) di tanti titoli basati sui mutui americani che Moody's e le altre agenzie avevano promosso generosamente fino allo scoppio della crisi finanziaria nel 2007-2008. Ma la trasparenza delle comunicazioni di Moody's non ha aiutato molto CorrierEconomia a capire chi e che cosa c'è dietro la sua decisione sui titoli di Stato e degli istituti bancari italiani. Spiegando che la decisione è collettiva, presa da un comitato i cui membri lavorano in diverse sedi, e che l'agenzia non vuole attirare l'attenzione su singole persone, il portavoce di Moody's non ha voluto rivelare quanti analisti Moody's ha nell'ufficio milanese aperto dal 1999; se per tutti la padronanza dell'italiano è un requisito di base; in quanti e da quali altre sedi lavorano sui titoli di Stato italiani, quali documenti consultano e con chi parlano. Il general manager di Moody's Italia è dal febbraio 2000 Alex Cataldo, laureato in Relazioni internazionali alla Boston university, con Master alla Bocconi e un'esperienza precedente di lavoro con la società di consulenza Kpmg a Londra: un curriculum reperibile però non sul sito di Moody's, che si rifiuta fra l'altro di soddisfare la curiosità se Cataldo sia italo-americano. Ancor meno notizie sono disponibili sul capo analista che ha firmato la pagella negativa sul debito italiano: Alexander Kockerbeck, basato a Francoforte. «Non decide lui da solo, è solo responsabile di organizzare il materiale necessario per dare il rating» , precisa il portavoce di Moody's, senza nemmeno confermare che Kockerbeck sia tedesco. Eppure non è secondario capire il background degli analisti che si occupano del debito sovrano, perché il processo per arrivare a questo tipo di rating è molto complicato e qualitativo, come sottolinea un documento ufficiale di Moody's: «richiede l'integrazione delle analisi quantitative con lo studio e la comprensione di fattori storici, politici e culturali che non si prestano ad una semplice quantificazione» . L'avvertimento di Moody's sul possibile ribasso del voto dei titoli di Stato italiani — oggi nella fascia «Aa2» cioè a rischio molto basso (il terzo miglior rating dopo il massimo Aaa e Aa1) — è stato pubblicato il 17 giugno, per coincidenza lo stesso giorno in cui il Wall Street Journal scriveva che l'autorithy finanziaria americana Sec (Securities and exchange commission) sta valutando se far causa contro Moody's e le altre agenzie di rating, accusandole di frode per come hanno sopravvalutato i titoli ipotecari americani. Modello Interessante è notare che i due modelli di business sono completamente diversi: il rating dei titoli degli emittenti privati è pagato dagli stessi emittenti, in un conflitto di interessi emerso chiaramente nelle audizioni davanti al parlamento Usa sull'ultima crisi finanziaria. Alcuni ex dipendenti di Moody's hanno infatti raccontato delle pressioni ricevute dai loro capi per essere «accomodanti verso le necessità dei clienti, cioè le investment bank» , che impacchettavano i titoli ipotecari rivelatisi poi tossici. Invece il rating del debito sovrano dell'Italia — e anche della Germania, Francia, Gran Bretagna e Svizzera — è non sollecitato e quindi non pagato dall'emittente: è quindi indipendente ma non per questo più affidabile, osservano i critici. Cautela «— è meglio che gli investitori non basino le loro scelte (solo) sul rating dei titoli sovrani» , ha sostenuto la rivista Knowledge@Wharton della omonima scuola di business, citando il parere di professori di Finanza come Franklin Allen, secondo cui Moody's e le altre agenzie di rating avrebbero dovuto avvertire molto prima dell'imminente disastro dell'Argentina nel 2001-2002, un default da 82 miliardi di dollari che ha fatto molte vittime anche fra i risparmiatori italiani; ed erano arrivate tardi anche con la crisi asiatica del 1997. I grandi gestori lo sanno, come Bill Gross, manager del fondo obbligazionario più grande del mondo, Pimco total return. «Le agenzie di rating hanno giocato un ruolo insensato nel perpetrare e perpetuare la follia dei subprime — ha scritto Gross —. I loro avvertimenti sono stati più che tardivi sulle Enron e WorldCom degli ultimi dieci anni, e più recentemente la loro fede cieca nella solvibilità degli emittenti sovrani ha condotto agli egregi eccessi della Grecia (…). Aziende come Pimco, con un proprio grande team di analisti del credito, possono sorpassare, anticipare, battere tutte e tre le agenzie, traendo profitto dalla loro timidezza e dalla loro mancanza di buon senso» . E ora contro il monopolio delle agenzie americane potrebbe arrivare una soluzione dalla Germania: la Borsa tedesca, il consulente Roland Berger e il governo di Hessen, lo stato federale di Francoforte, hanno lanciato una campagna per creare un'agenzia di rating indipendente europea. Ma il suo finanziamento e funzionamento sono tutti da discutere.

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