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Moody’s boccia tutti, ma lo spread cala

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Ogni giorno ha la sua ombra, per l'Europa della grande crisi. L'ombra di ieri, un vero nembo, ha nome ancora una volta Moody's: l'agenzia di rating ha abbassato la valutazione o rivisto le prospettive per 114 banche di 16 diversi Paesi europei. E per 9 grandi compagnie di assicurazioni, comprese Unipol e Generali. E per città, come Milano e Firenze. Fra tutti, il Paese più colpito è l'Italia: 24 le banche bocciate o meglio minacciate di bocciatura, fra cui Bnl, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit. Il loro rating è ora sotto osservazione nella prospettiva di un downgrade, di un taglio. Formule tecniche, a volte fumose. Ma non è fumosa la spiegazione allegata: il «negativo e prolungato impatto della crisi dell'area euro» rende «molto difficile la situazione operativa per le banche europee». Altrettanto netta la risposta dei mercati, che quelle formule capiscono benissimo. Ieri, sulla scia dei bollettini Moody's, alcune Borse hanno subito sussultato, Madrid -2,1%, Milano -0,8%. L'euro è tornato sotto quota 1,30 dollari. Tensioni anche sugli spread, i differenziali di rendimento fra i Btp e i loro omologhi tedeschi, i Bund: dopo essere risaliti pericolosamente verso i 400 punti base, sono planati su quota 375,8. E anche gli spread spagnoli hanno fibrillato: segno che su Roma e Madrid l'eurozona ha ancora i nervi scoperti.
E su Atene, naturalmente. «Ci siamo quasi» dicono fonti di Bruxelles, riferendosi alla prossima riunione dell'Eurogruppo che lunedì potrebbe dare il via libera ai 130 miliardi di aiuti. Anche Atene è speranzosa. Ma i duri, come il ministro delle finanze olandese Jan Kees de Jager, ipotizzano ancora un rinvio degli aiuti ad aprile, a dopo le elezioni politiche greche. L'atmosfera è avvelenata dalle diffidenze reciproche, la Grecia è sotto forte pressione. C'è chi, come il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, assicura con mielata perfidia: «Vogliamo fare il possibile per i greci, vediamo la loro sofferenza… causata dalla classe politica che li ha governati». La Germania picchia anche sul tasto di un «conto bloccato» dove gli aiuti europei ad Atene sarebbero più al sicuro: «Un insulto», ribatte qualche ministro greco.
Ma la verità è che, al sicuro, nessuno può dirsi davvero. I fulmini di Moody's hanno colpito anche banche tedesche, francesi, olandesi, danesi, svizzere. E il taglio del rating incombe anche su 17 colossi della finanza mondiale: da Goldman Sachs a JP Morgan, dalla Bank of America a Barclays. La sensazione è che certe valutazioni «guardino all'indietro e non avanti», dice il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. E probabilmente, guardare in avanti è proprio ciò che spaventa mezza Europa, in questo preciso momento.
 

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