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Monti: vorrei ministri politici. Sacrifici, non lacrime e sangue

di Lorenzo Fuccaro

ROMA — Alla vigilia delle consultazioni decisive per la riuscita del suo tentativo di formare il governo — oggi infatti riceverà le delegazioni del Pd, del Pdl, delle parti sociali e, novità assoluta, le associazioni delle donne e dei giovani — Mario Monti incontra a sorpresa la stampa. Un'occasione per fare il punto su alcuni aspetti che costituiranno oggetto di approfondimenti risolutivi. Monti esprime «il desiderio» che della compagine ministeriale facciano parte «i segretari dei partiti politici», ma il loro ingresso non gli sembra «una condizione indispensabile. Importante, anzi indispensabile, è che diano un apporto convinto su ispirazione, caratteristiche, valori e sulla prospettiva operativa». Del resto è comprensibile, riconosce, che «dopo una fase dialettica particolarmente tesa i partiti politici abbiano difficoltà ad andare così avanti», riconosce a proposito delle resistenze incontrate rispetto a un coinvolgimento diretto di chi si è scontrato aspramente sino a qualche giorno addietro. La seconda puntualizzazione riguarda la durata dell'esecutivo. «L'orizzonte temporale — chiarisce — è da oggi alla fine della legislatura». Ma se fosse al di sotto «io non lo accetterei». Il terzo messaggio è diretto ai mercati finanziari. Ieri la tensione sui titoli del debito pubblico è tornata a salire (lo spread tra bund tedeschi e Bpt italiani ha raggiunto la soglia dei 495 punti) annullando tutti gli effetti positivi suscitati la settimana scorsa al solo annuncio che Monti avrebbe ricevuto l'incarico di formare un governo. Fino alla nascita del nuovo esecutivo, osserva Monti, «sono sicuro che i mercati avranno un'impazienza temperata con la razionalità. È naturale che anche agli occhi dei mercati occorre arrivare alla formazione del governo, alla definizione dei ministri che, posso assicurare, sarà convincente ed efficace e all'annuncio e alla presa di misure più incisive».
Fatte queste puntualizzazioni, Monti esclude l'adozione di provvedimenti «lacrime e sangue», cosa che invece era trapelata dalle prime consultazioni e che avrebbe allarmato non poco: «Si è parlato invece di sacrifici. E ritengo positivo che le forze politiche abbiano percepito la serietà del momento che stiamo attraversando». Evita poi di rispondere a chi gli domanda se sia allo studio un'ulteriore manovra economica per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, come prevede Bruxelles: «Al momento è prematuro dire qualcosa».
Al termine della prima giornata di incontri, Monti rileva che si sta procedendo «con grande serietà e partecipazione costruttiva da parte di tutti». Le forze politiche, fa notare, «sono consapevoli che è necessario ritrovare una fase di distensione che consenta di guardare un po' più in alto con senso di responsabilità e coesione. Il mio impegno è rivolto a permettere che la politica possa trasformare un momento difficile in vera opportunità con la condivisione di un progetto di speranza non solo per quanto riguarda l'economia ma anche sui valori fondanti di una vera comunità civile». Il programma è «quasi pronto, mancano i dettagli», ma le consultazioni sono «un esercizio indispensabile per me e spero utile e gradito ai consultati, ma si tratta di un esercizio bilaterale».
Insomma, l'incontro con la stampa giunge in un momento delicato. Il lavoro al quale si sottopone Monti — alla fine avrà ricevuto 34 sigle tra forze politiche e associazioni — ha portato a questo. Finora soltanto dal Terzo polo (Udc, Fli, e Api) gli hanno dato «carta bianca», come dice Francesco Rutelli. «A noi sono bastati — aggiunge — dieci minuti per dirgli che abbiamo piena fiducia in lui, che lo sosterremo». Antonio Di Pietro garantisce che «non ci metteremo di traverso ma decideremo se votare la fiducia sulla base dei programmi e della squadra».
Netta chiusura della Lega Nord che ha scelto di stare all'opposizione. Le camicie verdi non si sono nemmeno presentate a Palazzo Giustiniani. Umberto Bossi, rimasto a Milano, ha telefonato a Monti confermando «la indisponibilità del Carroccio a votare la fiducia al futuro governo», offrendo solo «una disponibilità a valutare caso per caso i singoli provvedimenti proposti».
 

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