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Monti, unità e sfida alla Germania “Al vertice negoziato a oltranza non possiamo permetterci il crollo Ue”

ROMA — Un negoziato «difficilissimo », ammette, ma l’Italia si presenterà al tavolo della Ue «senza complessi, perché noi rispettiano le regole». Un Mario Monti in versione “d’assalto” alla Camera, che bacchetta il governatore della Bundesbank («non deve aver compreso la nostra proposta»), che ricorda che sono state proprio Germania e Francia le prime a non rispettare le regole europee (innescando «una serie distruttiva di comportamenti e di imitazioni »), e che al Parlamento sollecita un sostegno pieno alla “missione impossibile” di domani a Bruxelles. La posta in palio, avverte il presidente del Consiglio, è altissima, «non possiamo permetterci che la straordinaria opera della costruzione europea possa andare distrutta». Chiede allora ai deputati in un momento così delicato e preoccupante «la forza di un tandem governo-Parlamento, di un sistema paese, di un motore unico che spinga l’Europa» e possa orientare le scelte «nella direzione auspicata dall’Italia». Berlusconi, che il premier incontra a pranzo, gli conferma appoggio, «sarebbe una catastrofe se facessimo mancare la fiducia al governo, darebbero a noi le colpe, la pensano così anche a Bruxelles». Poi però l’ex premier si lascia andare ad un poco lusinghiero giudizio sulla «assoluta indeterminatezza » delle strategie del governo. Monti alla Camera circoscrive l’uscita come riferita solo ai possibili risultati del consiglio europeo: «Il presidente Berlusconi ne ha parlato giustamente rispetto agli esiti del vertice», perché «c’è uno spazio negoziale aperto, non si andrà a porre un visto formale su documenti pre-preparati, ma i risultati li vedremo presto». Tanto che il premier annuncia a sorpresa di prepararsi ai tempi supplementari, di voler andare avanti anche sabato e domenica pur di presentarsi alla riapertura dei mercati con le nuove misure di stabilizzazione dell’euro: «Sono pronto a restare oltre il limite previsto della riunione e a lavorare fino a domenica sera se sarà necessario, perchè lunedì ci si presenti irrobustiti da un pacchetto per la crescita e anche da meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni dei mercati».
A partire da quella che è la proposta chiave: l’intervento del fondo salva-stati per fermare la corsa dello spread, però a beneficio solo dei paesi che si presenteranno con i conti in ordine. «L’Italia può sollecitare un meccanismo che aiuti chi, avendo rispettato puntualmente gli obblighi di finanza pubblica, chiede che venga anticipato un tardivo riconoscimento del mercato». E qui parte la botta al presidente della Bundesbank «che deve aver compreso male la proposta, a giudicare dall’intervista che ha rilasciato». Quella italiana, spiega, «non è una proposta retrograda di stabilizzazione dei tassi», e non è neanche un allentamento del risanamento perchè «arriva da un paese che il risanamento
l’ha già fatto». Il premier, che parla in un’aula generosa di applausi ma dove non si riesce ancora a cucire una mozione unica, si dichiara grato al Parlamento che oggi darà il via libera alla riforma del mercato del lavoro che l’Europa ci chiedeva. Impegnandosi a risolvere alcuni nodi aperti, «gli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata». Subito dopo, sempre nella giornata di oggi, Monti scriverà al presidente del Consiglio europeo Van Rompuy per comunicargli ufficialmente la “svolta”che ridisegna il mercato del lavoro in Italia.
Con la Merkel, che spesso si fa scudo delle decisioni del proprio Parlamento, Monti mostra i muscoli. «Non ci sono alcuni stati membri ad avere un Parlamento e altri no. Alcuni ad avere una Corte costituzionale ed altri no. Mi fa piacere essere portatore degli indirizzi del Parlamento italiano». Rivendicando anche, dopo il cambio di guardia all’Eliseo, il ruolo italiano nel «riavvicinamento » fra Francia e Germania durante il vertice a quattro a Roma, «un ruolo che sarà stato sicuramente apprezzato». Insomma, il sogno di un cambio di passo da compiere insieme in Europa. Perché Monti è «stufo» come europeo di vedere la crisi dell’eurozona sempre al centro dell’agenda del G8 e del G20, «siamo grati dell’attenzione ma non vorremmo essere l’oggetto principale di imputazione ». Con un ultimo appello al Parlamento a fare in fretta ad approvare le riforme che sono nell’interesse dell’Italia, «per non dare alibi agli osservatori non sempre benevoli nei nostri confronti».

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