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Monti: Tobin tax e meno tasse

di Dino Pesole

«Meno tasse» gridano i leghisti dai loro banchi al Senato. E Mario Monti, in una seduta dedicata all'esito del Consiglio europeo dell'8 e 9 dicembre, scandita dalle clamorose proteste dei senatori del Carroccio, rilancia: in sede europea si è sottolineato che «un modo per avere meno tasse sulle imprese e sulle famiglie sia anche quello di considerare la tassazione sulle grandi operazioni finanziarie».
Un cambio di marcia netto, rispetto alla posizione assunta dal governo Berlusconi. «Ho notificato in sede europea che l'Italia è disposta a cambiare la propria posizione», comunica il presidente del Consiglio. Torna in discussione la «Tobin Tax», e Monti è pronto a sostenere sul piano europeo un'iniziativa in tal senso, che peraltro David Cameron ha già liquidato così: «Una tassa sulle transazioni finanziarie? È come se ai francesi si chiedesse un'imposta sul formaggio».
Monti è convinto che sia anche nell'interesse dell'Italia che un «grande paese come la Gran Bretagna», il cui ruolo peraltro è di bilanciamento geopolitico dell'asse franco-tedesco, «resti il più possibile dentro le varie attività del l'Unione europea». Il nuovo «fiscal compact» marcia per ora a 26 paesi, l'esito del summit della scorsa settimana non pare certo «all'altezza delle aspettative», ma per il premier ora è tempo di avviare azioni concrete per la crescita, in un quadro europeo in cui dovrebbero trovare spazio anche gli eurobond. La scelta di Cameron di non sottoscrivere le modifiche al Trattato ha mostrato «che il magnete dell'Europa sta da questa parte della Manica, perché tutti gli altri paesi che non fanno parte dell'eurozona hanno deciso che le sottoscriveranno».
Si parla di Europa, in aula, ma la Lega attacca sulla manovra, con il presidente del Senato, Renato Schifani costretto a sospendere la seduta. «Non credo che tocchi ai membri del governo commentare i comportamenti dei parlamentari», osserva Monti. Conviene a tutti – aggiunge – potersi dotare di strumenti «più orientati alla crescita». Più sviluppo non creando maggiore disavanzo, ma attraverso le adeguate riforme strutturali».
Per ora, a livello europeo non si è riusciti ad andare molto oltre la stretta sulla disciplina di bilancio, in linea con la posizione tedesca. L'Italia ha spinto per il potenziamento del fondo salva-Stati. Si prende atto che nel comunicato finale non compaia «la parola eurobond», neanche nella versione degli «stability bond» proposta dalla Commissione, e tuttavia Monti coglie delle interessanti aperture, delle «finestre aperte» che – osserva – «sarà nostra cura coltivare già nel breve periodo». Ne ha discusso con Angela Merkel, con questa argomentazione: «Non vi è ragione di temere che negli eurobond si celi una sfida alla disciplina finanziaria».

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