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Monti: taglio dell’Irpef, primo sollievo

«Aiutare la ripresa della domanda, favorire le fasce di reddito basse, non aumentare la pressione fiscale assoluta, ottenere un effetto redistributivo» a favore dei cittadini in difficoltà.
Pochi giorni fa Mario Monti ha chiesto a Vittorio Grilli di trovare un soluzione tecnica per raggiungere, con queste caratteristiche, un obiettivo di rimodulazione del carico fiscale. Secondo le analisi econometriche compiute dal Tesoro il mix di interventi approvati l’altra notte dal Cdm centra le richieste del presidente del Consiglio.
Nella riunione del governo si sono fronteggiate due scuole diverse, viene riferito un dibattito «denso» sugli effetti, più o meno utili, della rimodulazione. Qualche ministro ha avanzato il rischio di «una partita di giro» fra diverse poste, dagli effetti dubbi sulla domanda, ma alla fine è prevalsa l’analisi di Grilli e la voglia di dare comunque un primo segnale, come l’ha definito Monti.
Il capo del governo, nella conferenza stampa notturna, ha spiegato così il senso della scelta: l’austerità «non è un circolo vizioso, la disciplina di bilancio paga e conviene perché ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura. Con le decisioni di questa notte abbiamo voluto dare il chiaro segnale che quando ci sono segni di stabilizzazione ci si può permettere qualche moderato sollievo».
«Abbiamo dato questo segnale con l’inizio della riduzione Irpef — ha aggiunto il premier — speriamo che gli italiani vedano in questa serie di decisioni di politica di bilancio, che non è una modifica di rotta, il fatto che quella rotta ha senso, che contiene elementi per dare benefici e quando le condizioni lo consentono i benefici ipotetici potenziali possono diventare concreti».
Insomma, più che rimarcare i benifici finanziari è lo stesso premier a enfatizzare un dato che è anche politico: c’era la voglia di fornire al Paese un segnale, per quanto modesto, in grado di rassicurare sulla bontà del percorso sin qui compiuto, dei sacrifici chiesti ai cittadini in questi mesi.
A Palazzo Chigi non sono in grado di fornire stime precise, ma non nascondono che per l’effetto congiunto dell’aumento di un punto di Iva e dell’introduzione di tetti alle detrazioni per molti italiani il saldo fiscale potrebbe essere negativo.
Ma quello che contava di più era dare un segnale e incidere sulla capacità di spesa di una ben precisa fascia di popolazione: se la combinazione di cambiamenti stimolerà effettivamente la domanda interna, come ha suggerito il ministro dell’Economia, sarà oggetto di una verifica che potrà compiere solo il prossimo governo.
Dopo la maratona notturna ieri Monti si è dedicato, almeno in parte all’agenda estera: a pranzo ha visto un gruppo di imprenditori dei Paesi arabi, per preparare una visita cha a novembre lo porterà in Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi e Qatar.

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