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Monti: sul lavoro no a esasperazioni

di Lina Palmieri

Non c'è verso per Mario Monti di sfuggire alla quotidiana domanda sull'articolo 18. E così anche al termine del suo incontro con Miguel Angel Gurria, segretario dell'Ocse, gli arriva puntuale l'interrogativo sui licenziamenti e se il Governo possa esasperare il clima sociale scegliendo di andare avanti con la riforma. Il premier tenta prima di resistere, chiede che non gli vengano poste domande non attinenti ma poi ammette che il lavoro – sì – è attinente con il colloquio appena avuto con Gurria visto che si è parlato di crescita. «Il Governo non vuole esasperare alcunchè, mi sfugge la ragione per cui farlo, in particolare in una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». Dunque, promette che si continuerà «con la riflessione, il dialogo, la consultazione di esperienze di altri Paesi per trovare la via migliore perché anche gli istituti del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali possano dare contributo alla crescita dell'economia italiana e ad aggredire il dramma della disoccupazione giovanile».

Insomma, da nessuna parte e da nessun ministro arriva un ripensamento sull'articolo 18. Anzi. Sembra di capire che il Governo mantenga l'idea di cambiare le regole sui licenziamenti per ragioni economiche nonostante il «no» dei sindacati (al netto delle aperture della Cisl) e del Pd che promette battaglia in Parlamento. Ieri, infatti, a parlare non è stato solo il premier ma il ministro titolare della materia, Elsa Fornero, che ha di nuovo aperto la strada a una rivisitazione dello Statuto dei lavoratori. «Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare. Questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni». Nessuna illusione invece da questo Governo che ha intenzione di «non tergiversare sulla riforma» come ripete la Fornero o «illudere». E una mano d'aiuto viene anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini: «L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si tocca per chi ha un contratto. Ma per i nuovi assunti si può discutere».

Ogni giorno arriva una doccia fredda sugli italiani e le loro abitudini mentali. Finora erano stati Monti e Fornero a strapazzare alcuni luoghi comuni, ieri ci ha pensato il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri che finora si era tenuta lontana dalla materia-lavoro. Invece anche lei, ieri a Tgcom 24, ha detto la sua sul posto fisso e l'articolo 18 toccando proprio uno dei punti deboli della mentalità nostrana. «Il mondo moderno ha grande esperienza di mobilità, noi viviamo nella cultura del posto fisso. Il mondo sta cambiando, come avviene nei paesi emergenti. Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Dobbiamo fare un salto».

Dunque, la marcia è innescata sul lavoro e non solo. Perché Monti ieri ha confermato che il Governo andrà avanti sulle riforme economiche «con accelerato impulso», come ha garantito anche al segretario Ocse Gurria da cui ha ricevuto apprezzamento per le misure già adottate. «Altre ne adotteremo per superare i nodi che bloccano la crescita», è la promessa del premier che ha fatto sapere come l'Ocse calcoli un aumento di produttività importante dalle liberalizzazioni già varate. «Mi ha molto impressionato il dato, citato dal segretario generale Gurria, sull'incremento della produttività determinato dalle liberalizzazioni e che la metà sia attribuibile all'apertura dei servizi professionali. Le categorie devono quindi ritenere di aver dato un contribito alla crescita». Ma ieri Monti ha potuto contare non solo sull'apprezzamento di Gurria ma anche del presidente francese Nicolas Sarkozy che ha prontamente ringraziato per aver elogiato il suo lavoro e averlo portato come esempio positivo contro il caso-Grecia. «L'Italia cerca di essere motivo di esempio ma la Grecia si trova in una situazione particolarmente difficile, noi meno ma la situazione non è certamente facile». E toccherà spiegarlo de visu a Umberto Bossi, l'unico che non ha votato la prima fiducia al suo Governo, nel primo incontro tra i due di domani.

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