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Monti: riforme anche grazie a Berlino

BRUXELLES – Non è certo la prima volta che succede, in questi brutti anni, ma fa sempre impressione: l’Europa torna a trattenere il fiato. Perché la Spagna starebbe per chiedere il salvataggio finanziario, e perché la Germania sembra mettersi di traverso, premere sul freno. A Berlino, per alcuni Paesi, siede un capo-condominio troppo ricco ed egoista. Altri non la pensano così, e una conferma è giunta ieri da Roma: «Se abbiamo oggi un’Unione Europea che aiuta i Paesi a fare dei progressi, molto del merito va ascritto alla Germania», ha detto il premier Mario Monti, presentando il libro «Per l’Europa». E ancora: «In questo libro è scritto che il governo italiano sta facendo riforme strutturali e molto si deve all’insistenza della Germania per queste riforme».
Adesso, è la Spagna la cartina di tornasole di tutto. Nonostante le continue smentite, voci sempre più insistenti riprese dall’agenzia Reuters, qui a Bruxelles e a Madrid, dicono che Madrid chiederà all’Europa il salvataggio delle sue finanze pubbliche fra sabato e domenica, a mercati chiusi. Subito prima dell’Eurogruppo, il vertice dei ministri finanziari dell’eurozona fissato per lunedì prossimo. O forse al vertice dei capi di Stato e di governo Ue, il 18 ottobre, o ancora dopo le elezioni regionali spagnole del 21 ottobre. Grande incertezza, ma scadenze tutte vicine. Le stesse voci dicono anche che la Germania fa di tutto per ritardare il momento di quella richiesta, per ragioni di politica interna: il governo tedesco preferirebbe non bussare ora alla porta del suo Parlamento con nuove richieste di soldi, sa che fra poco si discuterà anche di Cipro, o del Portogallo, per non parlare della Grecia, perciò è meglio andar piano. E poi una richiesta di salvataggio, secondo Berlino, può giungere solo quando un Paese si vede sbarrare l’accesso ai mercati finanziari. Ma pochi giorni fa, Madrid ha piazzato 4,8 miliardi di titoli decennali, offrendo rendimenti del 5,75%, lontani dalla soglia di pericolo del 7%.
Non vi sarà ora nessun appello d’emergenza, dice comunque la Commissione Europea, che parla di «speculazioni»; e la seconda smentita, un po’ sibillina, viene dallo stesso premier spagnolo Mariano Rajoy, che definisce «non imminente» il salvataggio. Le Borse, in stato di allerta, attendono anche loro. Mentre l’agenzia di rating Moody’s comunicherà a fine ottobre il nuovo rating spagnolo: momento temuto, perché i titoli di Stato di Madrid potrebbero essere classificati come «spazzatura». Con questo panorama, non è difficile capire l’origine di certe voci. Importanti consultazioni sono in corso fra i vertici Ue e la Banca centrale europea: l’Europa cerca di concordare la sua eventuale risposta a Madrid. Un percorso sembra ormai tracciato. Primo passo: sabato prossimo, o fra un mese, la Spagna ammette che l’accesso ai mercati le è ormai impossibile, per gli alti rendimenti che è costretta a offrire. Così, chiede aiuto. Secondo passo: ricevuto l’appello di Madrid, l’eurozona si riunisce a consulto. Terzo passo, l’intervento vero e proprio, che secondo le prime indiscrezioni si articolerà su due livelli: l’apertura di una linea di credito, attraverso i Fondi salvataggi europei, che permetta alla Spagna di non esser tagliata fuori dal mercato primario dei titoli di Stato; e poi, sul mercato secondario, il sostegno della Bce attraverso il piano anti spread e gli acquisti di titoli già preannunciati da Mario Draghi.

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