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Monti: «Ridurremo senza usare l’accetta. E avanti fino al 2013»

ROMA — «L’operazione di spending review non è una nuova manovra di finanza pubblica, ma solo un’operazione strutturale per evitare che tra ottobre e dicembre si debba aumentare l’Iva, e per fare questo servono almeno 4,2 miliardi».
La definizione che ieri mattina Mario Monti ha dato dell’operazione di taglio della spesa pubblica, in corso di elaborazione, è questa. Nel corso dell’incontro con le Regioni e gli enti locali, illustrando metodo e in parte contenuti del lavoro dell’esecutivo, ha aggiunto che la rimodulazione della spesa «servirà a eliminare gli sprechi senza ridurre i servizi, esattamente il contrario dei tagli lineari degli anni passati, cercando di procedere guardando alle priorità maggiori».
Un concetto che ha enfatizzato il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca: «Non si tagliano servizi, ma si fa in modo che la stessa qualità sia assicurata con costi più bassi».
A Palazzo Chigi il capo del governo ha anche spiegato che a causa del terremoto in Emilia-Romagna, e per affrontare in modo ulteriore il problema degli esodati, la cifra di 4,2 miliardi di euro «è destinata a diventare molto più alta».
L’operazione di rivisitazione della spesa pubblica, ha aggiunto Monti, è concepita dal governo sostanzialmente «in tre fasi»: la prima è già in corso, avviata la scorsa settimana con i tagli alla presidenza del Consiglio ed al Tesoro; la seconda sta per partire con il decreto legge in formazione in queste ore, che potrebbe essere approvato dopodomani; la terza arriverà tra qualche settimana con un altro decreto che si occuperà soprattutto di riorganizzazione delle amministrazioni periferiche e spesa degli enti locali.
Nonostante queste precisazioni anche ieri le indiscrezioni sui contenuti hanno creato allarme fra i partiti della maggioranza, fra gli enti locali che dovrebbero essere colpiti, fra i principali sindacati, che sono tornati a minacciare lo sciopero generale.
Dopo gli incontri di Palazzo Chigi Monti si è spostato al Senato. Ai senatori ha presentato i risultati del Consiglio europeo appena concluso, illustrato le ragioni per cui ritiene che siano stati fatti passi avanti notevoli e positivi, sia per l’Italia che per l’Europa. Subito dopo Palazzo Madama si è recato a Montecitorio, insieme al ministro Elsa Fornero, che questa mattina affronterà in Aula il voto di sfiducia presentato dalla Lega e dall’Italia dei valori. Lì ha incontrato Gianfranco Fini, ha partecipato a una riunione sul calendario dei lavori estivi, insieme ai capigruppo della maggioranza: e proprio a loro avrebbe consegnato un messaggio molto chiaro sul ministro del Lavoro: il «cuore» del programma di questo governo è rappresentato dalle riforme del lavoro e delle pensioni, per cui sfiduciare Elsa Fornero equivale a sfiduciare il premier e, di conseguenza, tutto l’Esecutivo. Concetto reso esplicito dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda: «Il governo è qui presente per testimoniare il proprio pieno appoggio al ministro Fornero per il lavoro svolto, e respinge le motivazioni contenute nelle mozioni».
In serata Monti ha poi raggiunto Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano Thorne, per i festeggiamenti dell’Indipendence Day.
Sul Consiglio europeo, e soprattutto sulle conseguenze che si schiudono ora in chiave interna, a Palazzo Madama il capo del governo è apparso molto fiducioso: «Spero che nei pochi mesi, pochi, ma intendo comunque fino alla primavera del 2013, nei mesi che questo Governo ha di fronte a sé vedrete spesso interagire, spero con il vostro appoggio e fiducia, il fronte italiano ed europeo. Speriamo in una prospettiva un po’ più serena».
In un’intervista alla tedesca Faz, che uscirà oggi, Monti ha parlato anche del compito che l’attende da qui a fine legislatura. Oggi ci sarà a Villa Madama l’incontro con Angela Merkel e il suo governo, e a questo proposito «Roma fa i suoi compiti, ma molto dipende anche dal fatto che all’estero si riconoscano i passi fatti e si dia fiducia all’Italia». Ma c’è anche da ammettere, aggiunge Monti con sincerità, che l’esecutivo non è in grado «di riformare il Paese dalle fondamenta in un anno e 4 mesi. Però spero che possa portare il Paese fuori dalla crisi e su una strada di crescita».

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