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Monti riceve l’incarico: «L’Italia si riscatti»

di Carmine Fotina

L'incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti viene ufficializzato dal Quirinale alle 19.45. Monti, comunica il segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, ha accettato con riserva. Pochi minuti dopo è lo stesso premier incaricato a concedere una breve dichiarazione per chiarire che i tempi per la scelta dei nuovi ministri sono «urgenti», ma compatibilmente con la necessità di fare un lavoro «solido e scrupoloso». Sarà poi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a ribadire l'urgenza delle scelte chiarendo però che non c'è un allungamento dei tempi perché «nessuno ha mai parlato di un governo da fare in 24 ore o tre ore».

Monti debutta davanti ai giornalisti con la sobrietà e la sintesi che lo hanno contraddistinto in altre occasioni pubbliche. «Intendo adempiere a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro Paese» dice, chiamando l'Italia a «vincere la sfida del riscatto in un momento di particolare difficoltà, in un quadro europeo e mondiale turbati». Non nasconde che la situazione presenta «aspetti di emergenza» ma si dice fiducioso sulla possibilità di superarla «con uno sforzo comune». Risanamento e crescita sono le priorità da coniugare, spiega, in un quadro di «equità sociale». Le parole di Monti si accendono di orgoglio quando sottolinea che l'Italia deve tornare ad essere un elemento di forza e non di debolezza della Ue e deve porsi l'obiettivo di dare «un futuro concreto di dignità e speranza ai nostri figli».

L'incarico a Mario Monti giunge al termine di una giornata di consultazioni tenute dal Quirinale a ritmo serrato, con l'ultimo appuntamento che sancisce il sì del Pdl vincolato al programma e alla squadra di governo da limitare a componenti tecnici. Proprio il nodo dei politici da inserire nella lista dei ministri avrebbe reso il cammino più in salita rispetto alle previsioni rendendo decisivo il breve giro di consultazioni che lo stesso premier incaricato terrà oggi a partire dalle 10 con tutte le forze politiche a Palazzo Giustiniani. Ieri Monti ha tenuto a chiarire di «assumere l'incarico con profondo rispetto nei confronti del Parlamento e delle forze politiche», lasciando capire che ci sono tutti i margini per sciogliere rapidamente la riserva. Ma occorre ancora lavorare sulla squadra di governo: le voci circolate sulla composizione e sui tempi del nuovo esecutivo, precisa dopo l'incontro con Napolitano, sono frutto di «pura fantasia».

Gli incontri di oggi dovrebbero sbloccare la situazione consentendo a Monti di tornare al Quirinale con la lista dei ministri in tempi molto rapidi, forse già in serata oppure domani. Subito dopo, il giuramento e la fiducia alle Camere. L'intenzione è accelerare per rassicurare i mercati e cominciare subito a entrare nella fase operativa del nuovo esecutivo che già al primo consiglio dei ministri potrebbe varare provvedimenti strutturali per mettere in sicurezza i conti pubblici.

Anche ieri, del resto, Monti ha lavorato al programma. Una giornata aperta subito con la ressa dei cronisti all'uscita dell'albergo che lo ospita al centro di Roma. «Visto che splendida giornata?» l'unico commento concesso dal professore bocconiano che insieme alla moglie Elsa si è poi diretto a messa a Sant'Ivo alla Sapienza. Da lì una breve passeggiata fino a Palazzo Giustiniani, sempre attorniato da una folla di cronisti, fotografi e cameraman. Inevitabile, per lo schivo professore lombardo, un commento tra il divertito e il preoccupato: «Ma non sarà sempre così, vero?». Poi, solo un «benissimo» per rispondere a chi gli chiedeva come si sentisse in vista del probabile incarico del presidente della Repubblica.

La convocazione del Colle è arrivata alle 19, dopo poco più di mezz'ora dalla fine delle consultazioni con le forze politiche. Monti lascia dunque la sede di Palazzo Giustiniani tra gli applausi di un centinaio di persone per raggiungere il Quirinale e aprire ufficialmente l'era del governo tecnico. L'incontro con Napolitano dura 45 minuti, conclusi con la notizia dell'incarico accettato con riserva e il richiamo al riscatto del Paese. Poi il premier incaricato lascia il Quirinale, salutato da un lungo applauso della folla assiepata lungo la piazza, per incontrare i presidenti di Camera e Senato e concludere la giornata a Palazzo Chigi per una cena di lavoro con Berlusconi a sancire il passaggio di consegne.

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