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Monti-Rajoy: no al supercommissario Ue

ROMA — Faccia a faccia Monti-Rajoy sulla crisi. Il premier italiano e quello spagnolo s’incontrano a Madrid e fanno «asse». Tra le mille questioni su cui dicono di avere una «perfetta sintonia» c’è anche il no all’ipotesi di un supercommissario, cara anche al presidente della Bce Mario Draghi, con compiti di controllo sui bilanci nazionali. Si rischia di «dare ai mercati, che sono un po’ sempliciotti, l’impressione che gli strumenti già esistenti non funzionano», avverte Monti, che pure dice di avere con Draghi «molte cose in comune, non solo il nome». E Rajoy: «Non è una questione di oggi».
Di oggi sono invece i problemi che la Spagna deve ancora sbrogliare. Guai così seri da spingere il presidente Usa, Barack Obama, ad intervenire di nuovo per dire che «non possiamo permetterci un crollo del Paese». E’ anche per questo che Madrid annuncia la creazione di una bad
bank con lo scopo di isolare gli asset tossici, tuttora nella pancia degli istituti iberici. L’operazione comporterà una serie svalutazioni che vanno dal 46% sui prestiti al 63% sui beni pignorati. Secondo le indicazioni delle autorità locali il peso del debito della bad bank non si scaricherà sui conti del Paese. Il «veicolo» avrà una durata massima di 15 anni. Anche Bankia, l’istituto simbolo della crisi immobiliare, cederà asset per 50 miliardi, opportunamente scontati.
Monti e Rajoy sono insieme in un giorno buio per i mercati europei. In Italia pesa l’effetto-Berlusconi e dunque il timore di una crisi politica: la Borsa di Milano, la peggiore, perde l’151% e lo spread risale a quota 355. In compenso il Tesoro vende tutti gli 8 miliardi di Bot semestrali con tassi ancora in discesa (1,347% da 1,503) e una domanda pari a 1,52 volte l’offerta. Ma ovunque in Europa le Borse sono fiacche, anche perché private del «faro» Wall Street, chiusa per via dell’uragano Sandy. Soffre molto invece la piazza di Atene che ad un certo punto crolla quasi dell’8%, sulla scia delle voci che le banche elleniche avrebbero deciso di rinviare i risultati semestrali a fine mese, per le incertezze sulla loro ricapitalizzazione. Sui listini pesa anche il nuovo no di Berlino ad un ulteriore taglio del debito: «Non è in discussione», secondo il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. Secondo gli analisti altri due fattori avrebbero influenzato le contrattazioni: il nuovo attacco degli hacker di Anonymous che sono entrati nel data-base del ministero delle Finanze mettendo in rete i documenti sui colloqui riservati tra il governo e la troika; l’arresto dell’editore e giornalista Costas Vaxevanis – già ribattezzato «l’Assange greco» – accusato di aver pubblicato sul suo periodico i nomi di 2.059 presunti evasori. Sulla vicenda c’è il monito del Commissario Ue, Olli Rehn secondo cui «è essenziale»  intensificare la lotta a chi evade le tasse nel Paese. Il caso Grecia sarà comunque sul tavolo dei ministri dell’Eurogruppo in un vertice  straordinario fissato per l’8 novembre, come annunciato dal francese Francois Hollande che ieri ha visto i big di Fmi, Ocse, Ilo, Banca mondiale. Il presidente lancia un «patto di competitività » e assicura che l’Eurozona «sta per uscire dalla crisi».

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