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Monti pronto a difendere Pac e coesione

«Non accetteremo soluzioni che riterremo inaccettabili ma saremo disposti anche dopo questa sessione a lavorare in modo costruttivo». Intransigente su «equità, solidarietà ed uso efficiente delle risorse», aperta al dialogo, pronta a confermarsi contribuente netto ma anche a difendere con vigore i fondi per la coesione e l’agricoltura, tra tutti i più a rischio. Così l’Italia si è presentata ieri al vertice straordinario del Consiglio europeo sul bilancio pluriennale 2014-2020 della Ue. Il presidente del Consiglio Mario Monti, al suo arrivo a Bruxelles, ha puntualizzato all’ingresso di Justus Lipsius che «l’Italia finora è stata sproporzionatamente penalizzata». «Per noi – ha precisato – non è così importante il limite totale al bilancio ma è assolutamente essenziale che l’Italia ottenga risultati migliori di quelli delle bozze fino ad oggi, per il fondo di coesione, l’agricoltura e i meccanismi di ripartizione».
«Saremo naturalmente disposti anche dopo questa sessione, se non si raggiungerà un accordo, a lavorare in modo costruttivo, ma avremo nei confronti dell’Europa lo stesso rigore che stiamo dimostrando nei confronti di noi stessi», ha aggiunto il premier. «Il negoziato è molto serio e difficile, ci sono in gioco i prossimi sette anni della Ue», ha spiegato ricordando i tre obiettivi “essenziali” del negoziato, che sono equità, solidarietà e uso efficiente delle risorse.
Su queste posizioni, Monti appena arrivato alle 16:00 ha subito incontrato il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il presidente della Commissione europea Barroso. Successivamente, è iniziata una serie di incontri bilaterali di peso: prima la cancelliera Angela Merkel, poi il presidente francese François Hollande e verso le 21:00 lo spagnolo Mariano Rajoy. Un copione che è stato seguito, a scacchiera, da tutti i 27 partecipanti, allungando a dismisura i tempi della prima giornata di lavori.
Il premier Monti è stato accompagnato ieri dai ministri per gli Affari europei Enzo Moavero, delle Politiche agricole Mario Catania e della Coesione territoriale Fabrizio Barca, responsabili gli ultimi due dei dossier più difficili del negoziato, Pac e coesione. L’Italia è un contributore netto ed il governo Monti vuole mantenere il saldo negativo annuo italiano intorno ai 5 miliardi. Ma soprattutto intende evitare tagli ad agricoltura e coesione. In una delle bozze della proposta Van Rompuy girate tra i corridoi del Consiglio prima dell’incontro, stando a fonti bene informate, l’Italia veniva penalizzata con un taglio del 18,7% circa dei finanziamenti per il settore agricolo, equiparabile a una perdita attorno ai 4,5 miliardi di euro. Una proposta, appunto, inaccettabile.
L’altro terreno dove la trattativa si presentava ieri molto impegnativa per l’Italia è quello della coesione. L’Italia, in base al budget pluriennale 2007-2013, si trova al terzo posto per le assegnazioni, dopo Spagna e Polonia, con risorse a disposizione molto significative: 59 miliardi circa da spendere in sette anni. La coesione, che si traduce in infrastrutture, occupazione, formazione, e maggiori opportunità per giovani e donne, è fondamentale per sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno ed incidere così sul Pil. Ma è anche importante per le regioni del Centro Nord, per potenziare la competitività. Il contributo europeo in questo settore è dunque strategico per un’Italia con un debito/Pil attorno al 127% che deve fare l’impossibile per uscire in fretta dalla recessione.
A indebolire la posizione negoziale dell’Italia, soprattutto nei confronti di Paesi intransigenti come il Regno Unito, può aver pesato ieri l’entità dei fondi non utilizzati. L’Italia è nota in Europa per la sua scarsa capacità di spendere i fondi messi a sua disposizione dal budget comunitario: utilizza il 29,5% delle risorse per la coesione, ha difficoltà a tradurle in spesa certificata, ed è penultima tra i 27 nelle recenti statistiche sulla capacità di spesa, seguita dalla sola Romania. Al ministro Barca ieri è allora spettato il compito di fornire, dati alla mano, un netto ancorchè recente miglioramento dell’Italia in questo ambito, sotto il Governo Monti.
In ultimo, a difesa dell’equità, l’Italia ieri ha ribadito con forza il fatto di essere contributore netto senza sconti, senza il “rebate” di cui gode il Regno Unito e senza le compensazioni che avvantaggiano altri contributori netti come Germania, Olanda e Svezia.

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