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Monti: più forza alle misure Ue. Lo spread non dipende dall’Italia

SOCHI — Cominciamo dall’Europa. Monti non ritiene necessaria la convocazione di un Consiglio europeo straordinario. Nonostante lo spread fra titoli italiani e tedeschi sembri inarrestabile. Monti parla su una terrazza affacciata sul Mar Nero, nella «residenza estiva» del presidente russo Putin. La sua linea, da tempo, è «acqua sul fuoco». «C’è un grande nervosismo sui mercati. Ma poco dipende da problemi specifici dell’Italia. Piuttosto da dichiarazioni, notizie, indiscrezioni che si inseguono circa l’applicazione delle decisioni prese a Bruxelles a fine giugno».
Bisogna evitare allarmi, dice Monti, l’Europa deve affinare gli strumenti già decisi, dare forza allo scudo anti-spread. Sarebbe utile mettere maggiori risorse nei fondi salva-Stati o anti-spread (Efsf e Esm)? Dare ad essi la «licenza bancaria», cioè la possibilità di chiedere prestiti alla Banca europea? «Ovviamente sì, ma non è facile, ci sono resistenze…». Monti insiste con le iniezioni di fiducia: «Il pacchetto varato a fine giugno aiuterà a rendere l’euro più solido». Anche se «la gestione integrata della crisi deve fare passi più veloci». Guardando il suo ospite, Putin, racconta: «Il presidente russo mi ha assicurato che non ha intenzione di modificare la quota di riserve valutarie russe investite in euro». La quota è al 40 per cento. Putin non venderà euro, ma neanche risponde alla domanda se comprerebbe titoli di Stato italiani, attualmente quasi assenti dal portafoglio.
Capitolo secondo, l’Italia. Monti fredda l’ipotesi di elezioni anticipate in autunno allo scopo di evitare mesi di campagna elettorale destabilizzante: «Mi è stato chiesto di amministrare il Paese fino alla primavera 2013. Io e i miei colleghi stiamo cercando di farlo nel miglior modo possibile. Ma alla fine di questo periodo ci saranno nuove elezioni, che determineranno un nuovo governo».
Qui c’è una considerazione con una punta di veleno, o di humour inglese: «Spero e mi auguro che per quel momento i partiti politici saranno in grado di assumersi la piena responsabilità». E anche: «Speriamo che una buona legge elettorale possa facilitare la vita politica».
Questa parte «italiana» Monti la consegna in un’intervista alla Rossiyskaya Gazeta, quotidiano della casa editrice governativa. E dopo il 2013? «Alla fine del mio mandato, rimarrò come senatore a vita. Lavorerò per il bene del Paese, per sempre». Sicuramente dell’ipotesi di elezioni anticipate Monti ha discusso con Napolitano, per un «governo Monti dopo Monti», ma il percorso appare complesso. Così, ieri è stata giornata dell’understatement. Nell’intervista Monti aveva citato una frase celebre di De Gasperi: «Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Ieri ha voluto precisare: «Io non sono né un politico, né uno statista». Si definisce «un principiante come capo del governo». Quindi, fa un discorso sul potere: «Mi trovo in una posizione che non ho mai cercato, la vedo come una grande opportunità per cambiare la realtà del sistema politico, economico, sociale e spirituale. Capisco che le persone che mantengono questo potere a lungo possano diventarne vittime. Ma la mia esperienza sarà così breve che mi permetterà di evitare un simile rischio».
Poi c’è tutta la parte che si può intitolare all’«orgoglio italiano». Dice Monti che «è vero, abbiamo un elevato debito estero, ma è anche vero che il livello del debito privato dei cittadini è uno dei più bassi in Europa». Tuttavia. «Gli italiani si distinguono spesso per il talento, la fantasia, il gusto, la capacità di contrastare i problemi personali. Ma manca loro la capacità di fare gioco di squadra». Monti si lancia, con i russi, in una metafora culinaria: «Si dice che la ricetta del panettone sia nata per uno sbaglio del cuoco nel mescolare gli ingredienti. Vorrei vedere in questa combinazione casuale un simbolo della capacità di immaginazione, della cultura e della mentalità italiana e di un loro carattere alquanto caotico che porta a risultati eccellenti».

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