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Monti piace, la manovra un po’ meno

di Dino Pesole

Gli italiani apprezzano il governo «dei tecnici» guidato da Mario Monti, e si dividono nel giudizio sulla manovra finanziaria presentata lo scorso 4 dicembre, e ora in dirittura d'arrivo al Senato. In particolare, dalla rilevazione Ipsos per Il Sole 24 Ore sulla crisi economica, gli orientamenti di voto e le opinioni degli italiani sul decreto «salva Italia», emerge che ben il 57% degli intervistati esprime il suo gradimento al Governo, a fronte del 36% che giudica negativamente la formazione del nuovo esecutivo. Se si guarda alla scomposizione del dato in relazione alla formazione politica in cui ci si riconosce, spicca l'83% di voti positivi da parte del Pd, contro il 56% del Terzo Polo e il 50% del Pdl.
Il primo atto qualificante del governo, vale a dire il decreto di aggiustamento dei conti pubblici, ottiene il 43% dei consensi, contro il 55% di giudizi negativi. Spicca il 65% di no da parte degli elettori del Pdl, il 75% dell'Idv, il 43% del Pd, per finire con il picco dell'82% della Lega nord. Si tratta di una manovra pesante, che chiede sacrifici non da poco agli italiani. Da questo punto di vista, il 43% di consensi mette comunque in luce una consapevolezza molto diffusa sul rischio che incombe sul paese e dunque sull'ineluttabilità di una politica di rigore.
Quanto allo sciopero proclamato dai sindacati contro la manovra, per il 45% degli intervistati si è trattato di una decisione corretta perchè «così com'è la manovra è inaccettabile». La parte restante del campione si divide nella valutazione sulle ragioni della protesta: per il 29% molte posizioni dei sindacati sono giuste, ma lo sciopero non è la soluzione più appropriata, mentre per il 21% si tratta puramente e semplicemente di una decisione sbagliata. Quanto alla formazione del campione per orientamento politico, il consenso alla decisione dei sindacati si distribuisce in modo sostanzialmente uniforme tra Pd (45%), Terzo Polo (40%), Lega Nord (46%), Idv (62%), con l'eccezione del 30% del Pdl.
Di un certo interesse le risposte al quesito se la manovra servirà effettivamente a superare l'attuale, grave situazione oppure se di fatto le scelte dei mercati siano determinate in misura maggiore dalle politiche assunte in sede europea. Nel totale degl intervistati questa seconda risposta raggiunge il 57%, mentre la prima si attesta al 36 per cento. Se si affrontano i diversi punti qualificanti della manovra, la valutazione sull'aspetto del rigore (la salvaguardia dei conti) è quella prevalente (il 45% degli elettori), seguita dalle liberalizzazioni (40%), l'equità nella distribuzione dei sacrifici (24%), gli interventi a sostegno della crescita e della ripresa (42%). In sostanza, se ci si riferisce a quello che il presidente del Consiglio, Mario Monti ha definito il "trittico" della manovra (rigore, crescita, equità) è il primo aspetto ad essere maggiormente percepito. Evidentemente, nella percezione delle diverse misure ha avuto un certo peso il volume stesso delle risorse messe in campo, unito al ruolo preponderante assegnato agli interventi di natura fiscale rispetto ai provvedimenti di contenimento della spesa corrente, garantiti peraltro in larga misura dalla riforma delle pensioni.
Una volta varata la manovra, Mario Monti sarà effettivamente in grado di intervenire «per favorire la crescita economica del Paese»? In poche parole, è ipotizzabile che il secondo tempo dell'azione di politica economica del governo sia improntata allo stimolo in direzione dello sviluppo? La risposta prevalente (42%) è probabilmente sì. Non una certezza, dunque, quanto piuttosto un'aspettativa, contro un modesto 8% di elettori che si dicono pienamente convinti che il passo di marcia vi sarà, e il 15% di contrari. Spazio poi alle posizioni intermedie: il 19% «forse sì forse no», il 15% «probabilmente no», e il 15% «sicuramente no».

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