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Monti ottimista: l’anno prossimo si vedrà la luce della ripresa

ROMA — «Il cardine della nostra politica di risanamento dei conti pubblici rimane invariato, il pareggio strutturale del bilancio nel 2013 è il nostro ancoraggio…», osserva il presidente del Consiglio alla conferenza stampa in cui il governo annuncia di aver rivisto al ribasso le stime del Pil. Per Mario Monti la rotta è sempre la stessa anche perché qualsiasi cambio di programma sarebbe mal interpretato dall’Europa e dai mercati: «Se l’Italia non dovesse continuare in modo risoluto nella strada intrapresa, i mercati darebbero segnali negativi». Eppure, risponde il premier a un giornalista di un’agenzia di stampa tedesca che gli chiede se per caso non ci sia stato un eccesso di ottimismo a Palazzo Chigi, «l’anno prossimo l’andamento dell’attività economica sarà crescente e, dunque, la luce della ripresa si vede».
Monti conferma che il suo governo non conosce la parola «stangata» perché «è cambiato lo stile» del dibattito politico: «Non stiamo lavorando per l’aumento delle tasse ma per ridurre la spesa pubblica, attraverso la spending review. Abbiamo già fieno in cascina per scongiurare l’aumento di due punti dell’Iva a giugno».
Così — dopo aver ricordato che nell’incontro con i vertici della Fiat si «ripromette di avere un quadro informativo aggiornato sugli orientamenti strategici del gruppo» — Monti ha lasciato al ministro Grilli l’illustrazione dei dati aggiornati del Def ed è uscito a piedi da Palazzo Chigi per partecipare alla presentazione di un libro di Federico Rampini («Non ci possiamo più permettere uno stato sociale. Falso!» Laterza). E qui il premier è tornato professore, anche dissentendo amabilmente dall’irruenza iper liberista, «persistente e appuntita», dell’economista Antonio Martino rispetto al quale Monti si è definito «più uomo della mediazione e della zona grigia…».
Il dibattito ha poi portato Monti a tracciare un parallelo tra gli Usa e la Ue: «Non ho mai avuto complessi di inferiorità rispetto agli Stati Uniti» anche perché in 20 anni l’Europa ha recuperato il divario in termini di moneta unica, di mercato unico, di allargamento dei territori. Manca però una costituzione comune vera e propria e, forse, la crescita europea è più lenta «in parte per l’eccesso di peso di uno stato sociale male organizzato e dunque insostenibile….». Detto questo però, Monti ha indicato nella «sintesi tra mercato e sociale» la sfida dei prossimi anni per la Ue. Ma sulla trasparenza dei lavori della Bce, che potrebbe pubblicare in differita i suoi verbali, Monti si è tolto un sassolino dalla scarpa: «È un modo brillante per far sfogare la legittima esigenza» dei governatori che così «possono far risultare il loro dissenso» sulle decisioni prese a maggioranza: «Altrimenti si continua a inquinare il dibattito pubblico».
«E non è vero — ha concluso il premier — che i tedeschi non hanno investito per imporre il loro modello culturale. L’euro è il loro migliore prodotto di esportazione: ma perché, ho detto alla Merkel, non guardate il bicchiere mezzo pieno anziché essere frustrati, al limite del disprezzo, su quello mezzo vuoto? Senza euro mai la Grecia avrebbe fatto progressi e la stessa Italia mai avrebbe fatto passi così importanti».

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