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Monti: ottenuto quello che volevamo

di Marco Galluzzo

BRUXELLES — Alle undici di sera, dopo oltre dieci ore di negoziati, Mario Monti si ferma per un attimo e riassume così il suo umore: «Scusate se malgrado l'ora ho un certo entusiasmo, ma siamo molto contenti delle conclusioni del vertice».
La soddisfazione che esprime il premier ha più facce ma con unica linea conduttrice: il ruolo dell'Italia. Nel comunicato finale del summit, sul fronte della crescita, «c'è una fortissima traccia italiana». Il Consiglio europeo è stato «fruttuoso», si è «conclusa una pagina importante per la stabilità» della zona euro, e se n'è aperta «una altrettanto importante, dopo anni e anni di ritardo, per la crescita e la competizione» del mercato unico. Ovvero i suoi cavalli di battaglia.
Monti definisce «un successo» l'esito dell'azione del suo governo: «Sia in fase di contatti preliminari con gli Stati e con gli altri leader, sia nella collaborazione senza precedenti fra Parlamento e governo». Nel corso del vertice, aggiunge, «da parte di Barroso, sono arrivati diversi riconoscimenti al nostro Paese».
Ora che il Patto di bilancio ha ottenuto il via libera politico che si attendeva, «i mercati dovrebbero avere più tranquillità» da un apparato di regole e obbligazioni che i Paesi della Ue hanno assunto. Ora che «l'Europa siede su una forte roccia, costituzionalizzata, di disciplina di bilancio», dovrebbero anche venire meno «alcune delle preoccupazioni precedenti, comprese quelle che aveva la Bce».
Allude Monti allo scenario che si schiude, anche in termini di politiche monetarie, da parte della Banca centrale europea, sicuramente rassicurata dalle obbligazioni giuridiche che gli Stati della Ue sottoscriveranno. Di certo «è significativo che ora tutti non abbiano più alcun disagio nel discutere di politiche per la crescita e l'occupazione, con il "fiscal compact" siamo tutti privi di complessi, è chiaro che le politiche per un maggiore sviluppo non potranno essere fatte in deficit».
Sul punto le conclusioni del Consiglio «non sono affatto retorica». Monti cita alcuni passaggi: raccomandazioni sul mercato unico, ha anticipato Barroso, che dovranno essere recepite in uno e non più in due anni; entro giugno la Commissione farà delle proposte concrete in diversi settori del mercato unico; il monitoraggio dei gradi di apertura delle economie dei diversi Stati sarà reale e realizzato ogni anno.
Detto tutto questo resta da capire quale sarà il peso reale del piano di rientro del debito, per l'Italia. Su questo punto la risposta è chiara: «Più di altri noi italiani abbiamo una tara che siamo chiamati ad espiare, il debito, ma il piano di rientro è sostenibile con un po' di crescita, della quale stiamo ponendo le basi». Basterà un Pil che cresce dell'1% l'anno? «Alle undici di sera è meglio rimandare un discorso sui numeri».
Di certo, è l'auspicio, i tassi di interesse sul nostro debito «scenderanno», mentre rispetto alla dotazione del Fondo Esm, «partecipiamo alla definizione di una governance, ma non con l'occhio di chi ha bisogno».
 

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