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Monti: “Ora basta risse tra i partiti riforma elettorale per rassicurare i mercati”

ROMA — Alla fine interviene anche Mario Monti sulla riforma del Porcellum. Per creare un pressing doppio da affiancare a quello del Quirinale. Ed è la prima volta che il presidente del Consiglio si cimenta sulla materia. «C’è una relazione tra spread e legge elettorale», dice Monti a Radio anch’io. «Lo scenario peggiore sarebbe che si arrivasse alle elezioni a fine legislatura senza una riforma della legge elettorale e con un clima di disordinata rissa tra i partiti». Questo, sottolinea il premier, «darebbe ai cittadini la sensazione che la politica, ha fatto sì tanti sforzi per sostenere l’azione del governo fatta di scelte impopolari, ma non ha fatto i compiti in casa propria e i mercati sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su cosa succederà dopo questo governo». È un nuovo appello, a fare presto e soprattutto ad arrivare al risultato. Giorgio Napolitano ribadisce la sua ferma intenzione di vedere un cambiamento della legge. «Il presidente non si è pronunciato su ipotesi di scioglimento anticipato delle Camere», recita un comunicato del Colle. C’è il richiamo alla «massima cautela e responsabilità nell’affrontare una materia così delicata». E l’invito, autorevole, a non piegare la discussione sulla riforma «a posizioni di parte e a manovre politiche ». Poi sarà il capo dello Stato a fare «valutazioni» e a prendere «decisioni» sul futuro della legislatura che spettano solo a lui.
Questi segnali hanno riaperto il confronto tra i partiti. Oggi il comitato ristretto della commissione Affari costituzionali torna a riunirsi nel pomeriggio. Sul tavolo ci sarà la nuova proposta del Pdl annunciata da Angelino Alfano. Una legge propozionale che assegna due terzi dei seggi con le preferenze e il resto con liste bloccate. Il partito che vince ha un premio di governabilità del 10 per cento. Il Pd è attestato su un sistema simile che però elegge parlamentari con collegi piccoli e chiede un premio alla coalizione. «La sera si deve sapere chi ha vinto le elezioni e chi le ha perse», ha ripetuto ieri Pier Luigi Bersani. Che sul prossimo futuro dice: «Stiamo con Monti fino al 2013 ma siamo pronti a ogni evenienza ». Del resto la sua campagna elettorale è partita ieri con la presentazione della “Carta d’intenti”.
L’obbiettivo del varo, almeno al Senato, di una riforma votata dalla “strana” maggioranza entro agosto, è ormai una chimera, un’ipotesi che naviga nel regno dell’impossibile. I tre segretari hanno rinunciato a prendere appuntamento per un vertice. Le previsione del Pd non sono ottimistiche. «Schifani ha chiesto il rinvio del comitato ristretto, più di 24 ore di slittamento. Perché? Perché vogliono far girare in tondo la commissione per 4-5 giorni e poi rinviare tutto a settembre», dicono i fedelissimi di Bersani.
Denis Verdini e Maurizio Migliavacca, ambasciatori del Pdl e del Pd, hanno ripreso a parlarsi. Senza però arrivare alla parvenza di un’intesa. Il presidente del Senato Renato Schifani è nel mirino dei democratici per capire come si vuole muovere Berlusconi. «Dobbiamo raggiungere un accordo in Parlamento – dice Schifani – altrimenti possono esserci ripercussioni sul governo». Però ripete: «Non mi piace l’ipotesi di una riforma fatta a maggioranza. Ma se serve…».
La frenata di un’intesa preoccupa Pier Ferdinando Casini. «Vedo troppe nostalgie del passato. Dopo Monti nulla può essere come prima». Non devono rinascere, secondo il leader Udc, coalizioni di destra e sinistra come nel passato. Ma Franco Marini garantisce: «Sono ottimista, la legge cambierà». Meno fiducioso è il deputato del Pd Roberto Giachetti, che da 27 giorni è in sciopero della fame per sollecitare una vera riforma del Porcellum. «Spero che i relatori stilino un testo base. Poi toccherà al Parlamento lavorarci sopra», dice Giachetti. Il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello offre la sua rassicurazione: «Tutto il nostro lo sforzo è per superare la legge attuale».

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