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Monti: «Non si può tirare a campare»

I veti dei partiti e le schermaglie tra i ministri non fermano il Governo. I lavori sulla spending review proseguono febbrili ma si fa fatica a trovare la quadra. L’obiettivo è arrivare tra giovedì e venerdì al varo di un primo decreto legge con i tagli da 8 miliardi, ripartiti praticamente a metà tra Stato e autonomie locali. Per poi approvare un secondo provvedimento ad agosto con le misure ordinamentali (soppressione delle Province e cancellazione dei “tribunalini”) e le misure per la digitalizzazione della Pa. Tutto ciò mentre Mario Monti, di ritorno da Kiev, manda un messaggio alle forze politiche che lo sostengono: bisogna pensare agli interessi di lungo periodo, non si può tirare a campare.
Intervenendo alla presentazione del libro del ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il premier ha spiegato: «La vera paura che deve avere la classe politica è quella di dare l’impressione che la democrazia non sia in grado di dare risultati» perché i partiti «non riescono a far prevalere gli interessi di lungo periodo». In questo alveo s’inserisce il nuovo programma di riorganizzazione della spesa pubblica a cui sta lavorando l’Esecutivo. Anche perché, secondo Monti, «se per decenni si indulge a assecondare un superficiale “tiriamo a campare”» arriva comunque il momento di affrontare i problemi. Che, almeno sul fronte spending review, non sono pochi.
Lo confermano i ripetuti faccia a faccia che si sono tenuti ieri e che proseguiranno nei prossimi giorni per arrivare alla versione definitiva del primo decreto taglia-spese. Al vertice ristretto del primo pomeriggio con i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico), Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento), Filippo Patroni Griffi (Pubblica amministrazione) e il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli – che ha anticipato un Cdm lampo dedicato all’impugnazione di 15 leggi regionali – è seguita una serie di incontri bilaterali tra Monti e i responsabili dei dicasteri più pesantemente coinvolti dalla stretta.
Al momento si continua a lavorare su un menù di interventi da 8 miliardi. Circa metà arriverebbe da una ulteriore riduzione dei fondi di Regioni (2 miliardi), Comuni (1 miliardo) e Province (500 milioni); il resto giungerebbe invece dalle amministrazioni centrali. Con modalità che in entrambi i casi sembrano ricalcare i vecchi tagli lineari di tremontiana memoria. Se prevalesse la linea del Tesoro, il giro di vite complessivo potrebbe anche salire a 10 miliardi, di cui 6 con effetti sul 2012 e 4 sul 2013.
I nodi da sciogliere non sono pochi. E proprio per questo si fa sempre più concreta l’ipotesi di rinviare all’ultimo Cdm prima della pausa estiva (e dunque entro il 13 agosto) l’emanazione delle norme ordinamentali (dalla soppressione delle Province e dei tribunali minori al piano Balduzzi sulla sanità), la risoluzione degli aspetti più spigolosi della stretta sul pubblico impiego e l’attuazione delle misure per l’Agenda digitale. Con un Dl ad hoc. A meno che non si riesca a trovare una soluzione complessiva prima del fine settimana ed adottare così un unico provvedimento.
L’impressione è che ogni ministro dovrà fare di più. Del resto il commissario straordinario Enrico Bondi l’ha ripetuto più volte nel corso degli incontri di ieri: serve uno sforzo aggiuntivo da parte di tutti. Ad esempio all’Istruzione è stato chiesto di tagliare con più decisione gli acquisti di beni e servizi delle università anche se i margini per intervenire non sono così ampi. Controverso è anche il tema giustizia. Il giro di vite su 290 uffici giudiziari (33 tribunali, 37 procure e 220 sezioni distaccate) continua a far discutere partiti, operatori, amministratori locali e gli stessi ministri. Il guardasigilli Paola Severino vorrebbe gestire questa delicata partita con un provvedimento autonomo mentre l’Economia spinge per risolverla all’interno della spending review.
Sul fronte sindacale almeno tre i temi scottanti che non piacciono ai rappresentanti del pubblico impiego. In primis il taglio del 10% dei permessi sindacali che dovrebbe riguardare anche la scuola nonché l’attuazione per decreto della riforma Brunetta nella parte in cui trasforma l’obbligo di consultazione dei sindacati sui trasferimenti di personale in una semplice informativa e la riduzione dei compensi che lo Stato elargisce ai Caf per l’attività di assistenza a contribuenti e cittadini. Temi su cui oggi si registrerà un’altra riunione tra ministri dopo che il Governo avrà illustrato, nel doppio appuntamento previsto per la mattinata, il menù degli interventi a parti sociali e autonomie locali.

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